XXV rapporto immigrazione. Perego: «Lobby europee alimentano conflitti e migrazioni»

«Sono passati 25 anni dal primo dossier immigrazione e il grave gap narrativo e comunicativo dell’emigrazione non è cambiato». Mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana, presenta il XXV dossier immigrazione. All’interno, un intero capitolo è dedicato al rapporto tra immigrazione e media. Tra i residenti in Italia, nel 2015 solo l’8,2% è costituito da stranieri (erano l’8,1% nel 2014). Eppure c’è chi parla di invasione in corso.

Mons. Perego, perché si fa fatica a descrivere le dimensioni reali del fenomeno migratorio in Europa?

L’improvvisazione, la precarietà del mondo del giornalismo non aiuta a seguire le dinamiche complesse del fenomeno migratorio. La Carta di Roma nel 2011 è nata proprio per risolvere gli stereotipi nell’informazione sulle migrazioni. Più preparazione e continuità aiuterebbe a non fermarsi su slogan ripetuti. La comunicazione è sbagliata a monte, a livello politico, con il continuo rimando alla parola emergenza. Inoltre le paure della società civile alimentano una comunicazione sbagliata, anche di fronte all’arrivo di poche decine di migliaia di persone.

Il gap è rimasto nonostante la rivoluzione di internet e dei social network

I social network hanno amplificato questo gap. Ci sono persone che reagiscono con la rabbia, ci sono falsificatori, persone che reagiscono a caso ma non leggono il fenomeno. La rete non ha aiutato la qualità dell’informazione, come si vede nel terrorismo che ha utilizzato la rete per falsificare.

Così le migrazioni sono diventate persino un fattore di smembramento dell’Unione Europea. Come è possibile?

Non abbiamo investito nell’incontro e nell’integrazione, manca un progetto in questo senso. Abbiamo esasperato il peso economico dell’immigrazione, si è accompagnato il lavoratore, dimenticando la famiglia, i bambini, la scuola, l’associazionismo. Non sono solo cittadini extracomunitari. Non dobbiamo dimenticare che metà degli stranieri presenti in Italia sono europei. La Brexit è stata una reazione non semplicemente a cittadini extracomunitari (come dimostra l’elezione del sindaco di Londra), ma nei confronti di italiani, spagnoli, portoghesi, rumeni. Il popolo inglese ha visto nella libera circolazione europea un pericolo per la propria identità nazionale. Sono soprattutto gli anziani, mentre i giovani hanno paura di essere emarginati.

Non è riduttivo pensare che gli anziani di oggi siano rappresentanti di un mondo conservatore, quando sono gli stessi cittadini che hanno votato per decenni il percorso di integrazione europea?

Vediamo cosa accade in Italia. L’anziano che ha bisogno della badante, la assume ma spesso parla male degli immigrati. Ritorna l’idea paradossale e pirandelliana di “Uno, nessuno e centomila”: se ne ho bisogno, voglio un migrante, appena smetto di averne bisogno non ne voglio nessuno. Se ho un’azienda ne voglio centomila. Questa è la visione utilitaristica dell’immigrazione: in un momento la chiedo, poi la dimentico. Vuol dire che sul piano culturale e sociale è venuto meno qualcosa, l’Europa è carente. Nel 1954 Alcide De Gasperi disse che la nostra Patria Europa sarà tale se avrà al centro la giustizia sociale. Oggi abbiamo più soldi, più scambi economici ma manca la giustizia sociale. Purtroppo chiedere giustizia sociale significa alimentare il rifiuto del migrante.

La cultura europea ha paura dell’incontro con le altre culture?

No, direi piuttosto che gli europei hanno dimenticato la propria cultura. Le lobby dell’economia, la politica che usa strumentalmente un popolo di 35 milioni di persone immigrate, senza trasformarlo nell’Altra Europa, ossia in qualcosa di importante per noi. Vogliamo sfruttare milioni di persone, ma non vogliamo integrarli.

Anche mons. Nunzio Galantino ha denunciato il ruolo delle lobby europee. Quali sono le lobby che stanno distruggendo l’Europa?

Sono le realtà economiche rappresentanti di un capitalismo sfrenato, fonti di speculazione. È un mondo che cambia direzione politica secondo l’interesse del momento, che sfrutta le rimesse degli immigrati. L’Europa oggi si spezza perché ha dietro persone che hanno un interesse nella frammentazione. La Brexit stessa fa gli interessi di alcune grandi realtà.

Il paradosso europeo è non volere immigranti e allo stesso tempo non fare nulla per risolvere i conflitti in corso, in Africa e nel Medio Oriente. Come è possibile?

Il conflitto è alimentato da armamenti cresciuti del 14% in Europa. La vendita di armi in Italia è aumentata del 200%. Il disarmo è un elemento fondamentale. Poi c’è il tema ambientale, la delocalizzazione di imprese europee in paesi extraeuropei per evadere la sicurezza ambientale. 12 milioni di ettari in Africa sono stati comprati e10 milioni di persone hanno dovuto lasciare la propria terra. Anche qui ci sono lobby che non hanno interesse a governare le migrazioni tutelando il diritto dei popoli a rimanere nel proprio Paese.

La Siria è la manifestazione dell’incapacità europea di costruire la pace. Qual è la soluzione?

La pace in Siria sarà possibile solo superando la divisione tra blocco russo e europeo-statunitense. Solo allora i rifugiati che sono oggi in Europa potranno ritornare per favorire la rinascita del Paese. Tante volte pensiamo che i problemi siano nei luoghi da cui partono i migranti, ma spesso la colpa è delle nostre politiche.

Tra le principali vittime dei conflitti ci sono i minori. Solo in Italia si contano migliaia di minori non accompagnati irreperibili. Che fine hanno fatto?

La migrazione dei minori è una storia antichissima, presente anche nella letteratura, come nel Libro Cuore. Gli irreperibili nella maggior parte sono passati ad altre comunità in altri Paesi d’Europa, ma il rischio è che siano vittime della criminalità. Prima di arrivare in Europa, tanti sono stati violentati o sono vittime del traffico di organi. Il 51% dei rifugiati sono minori, con o senza famiglia non importa. La maggioranza di essi sono in strutture provvisorie che sembrano i vecchi orfanotrofi. Quello che non abbiamo voluto per i nostri minori lo stiamo ripresentando ai migranti. La tutela nel viaggio è fondamentale, i corridori umanitari sono necessari.

I corridoi umanitari non rischiano di aumentare i flussi?

No, al contrario. Guidano e accompagnano i migranti in tutto il mondo. Obama stesso si è reso disponibile ad accogliere rifugiati. L’Argentina ne ha già accolti 2.500. Nel mondo ci sono 65 milioni di persone in fuga, è giusto che l’approccio sia globale.

Il cristianesimo riuscirà a ricucire questa Europa frammentata?

A condizione di recuperare il valore della persona. Il cristianesimo potrebbe allora dare un valore aggiunto ad un percorso che oggi è disorientante anche in Paesi dove il cristianesimo è maggioritario, come la Polonia e l’Austria. Questa consapevolezza dovrà necessariamente emergere, altrimenti restiamo in una strada che invece alimenta conflitti, povertà e violenze. E questo non può essere il futuro dell’Europa.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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