Trivelle, il referendum è un flop. Buttati 300milioni di euro

Puglia, Sicilia, Calabria, Campania. Tutti insieme sotto il 50% di affluenza al referendum. Persino la piccola Basilicata (468mila elettori in totale), regione petrolifera e capofila del referendum, supera a stento il quorum, con 50,16% di affluenza (media tra il 49% della provincia di Potenza e del 52,34% della provincia di Matera unica in Italia a superare il quorum). Se al dato lucano togliamo gli elettori che hanno votato no, le schede bianche e nulle, i sì lucani sono in realtà il 47,87% dell’elettorato, a prova che il popolo contro le trivelle in mare non era così maggioritario come si poteva credere.

Fallimento della politica regionale. In Italia i sì sono 12.822.908, un dato che significa appena il 27% dell’elettorato perché i no superano i 2milioni di voti. Il 27% degli elettori è una quota insignificante per una mobilitazione referendaria che supera i vincoli di partito. Si tratta dell’ennesima prova dell’incapacità di movimenti e partiti presenti nei Consigli regionali di interpretare i reali bisogni del territorio e dei propri elettori. Questo è il dato politico più rilevante perché è ancora una volta il segno di una frattura tra elettori e politica. Chi rappresentano i Consigli regionali? Avrebbero avuto più effetto i digiuni alla Marco Pannella che scempi di questo livello.

Michele Emiliano, il grande sconfitto. Il governatore della Puglia parla invece di trionfo vantandosi dei milioni di italiani che sono andati a votare che per Emiliano sono «più dei voti presi dal Pd nel 2014». Si fa davvero fatica a seguire le sue capriole per riuscire a portare dalla sua parte il risultato di questo fallimento. Come se il Pd sia stato l’unico promotore del referendum, dimenticando che i Consigli regionali come quello pugliese hanno sostenuto il referendum praticamente all’unanimità. Inoltre Emiliano finge di non sapere che tra gli elettori ci sono stati anche più di 2milioni di no, che evidentemente non gli appartengono. In Puglia incassa il 41,65% di affluenza, a Bari (città di cui è stato sindaco) fa ancora meno con il 40,82%. In tutta la provincia di Bari solo 2 comuni superano il quorum: Monopoli e Polignano a mare. Con tutta la visibilità che ha avuto Emiliano perché non è riuscito a portare alle urne il suo territorio? Alla scorsa Fiera del Levante i sindaci avevano persino inscenato una protesta contro il governo rappresentato dal sottosegretario Claudio De Vincenti. Niente quorum in tutti i comuni della provincia di Brindisi, Taranto, Barletta-Andria-Trani. Nella provincia di Foggia, l’unico comune che supera il quorum è quello delle Isole Tremiti, con gli altri comuni del vicino Gargano abbondantemente sotto il 50% di affluenza. Si “salva” solo la provincia di Lecce, con più comuni sopra il 50%, ma il dato complessivo è del 47,55% determinato proprio dal capoluogo (47,87%).

Il referendum era contro le trivelle già esistenti e su questo gli italiani hanno manifestato tutto il proprio disinteresse e una certa serenità. Raggiungere il quorum con un quesito simile era difficile ma si pensava che i problemi sarebbero arrivati dalle regioni senza mare, dove quindi la preoccupazione verso le trivelle poteva essere minore. Il dato nazionale si ferma invece al 32,15%, con l’estero al 19,73%. Meno di un italiano su tre ha votato. E vanno sotto la media nazionale Calabria (26,69%), Sicilia (28,40%), Campania (26,13%), Lazio (32,01%), Toscana (30,77) e la Liguria (31,62%). La Sardegna si ferma al 32,34%, il Friuli-Venezia-Giulia 32,16%, Emilia-Romagna (34,27), Marche (34,75), Abruzzo (35,44), Veneto (37,86).  È stato proprio il mare ad affossare il referendum notriv. Il dato della provincia di Ravenna è esemplare: il 28,58% di affluenza arrivato proprio da chi le trivelle di gas naturale in mare le ha da decenni. È una sentenza inequivocabile su un quesito sbagliato perché il dato dell’astensione è omogeneo in tutto il territorio nazionale, inclusi i comuni costieri.

L’astensione nel cuore dei giacimenti lucani. Piccoli paesi petroliferi si astengono. Viggiano, in Basilicata, centro della produzione di petrolio dell’Eni oggetto della recente inchiesta della magistratura, fa il 37%. Va meglio al comune di Montemurro, che ospita il pozzo di reiniezione sequestrato dalla magistratura, ma si ferma al 48%. A Corleto Perticara e Guardia Perticara sede del giacimento Total l’affluenza è del 29,16% e del 32,76%. Tutta la provincia di Potenza che ospita i giacimenti di petrolio, va sotto il quorum (49%), con Maratea, unico sbocco sul mare Tirreno della Basilicata, che fa solo il 41,95%.

300 milioni di euro buttati al vento. Questo referendum doveva essere evitato. In un’Italia che ha sete di investimenti, 300milioni di euro spesi per una consultazione referendaria significano per l’ennesima volta spreco di fondi in modo improduttivo. Alla faccia dell’emergenza infrastrutture. A proposito: completare la ferrovia Matera-Ferrandina costerebbe appena 200milioni di euro. 100 milioni in meno di un referendum flop, ma il paradosso è che quell’investimento viene invece negato per mancanza di fondi.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

 

 

 

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