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Tav, la crisi più stupida

Tav, il premier Conte dice sì, il ministro Toninelli dice no. Non basta. Per un puro masochismo politico, il Movimento 5 Stelle prova a fermare l’opera in Senato: viene sconfitto, ovviamente, ma preso da un incontrollabile spirito suicida, si scaglia contro il suo alleato di governo accusandolo di essere alleato del Pd e parte del “partito del cemento”. Riuscire a comprendere la strategia politica di Luigi Di Maio è davvero complicato e forse può essere spiegata solo con una parola: ingenuità.

Il Movimento 5 Stelle ha provato a salvare la faccia dopo anni di lotte NoTav. L’unico risultato è essersi giocato il governo del Paese, per provare a vincere una battaglia politica già persa. Un atteggiamento che ricorda i giocatori di azzardo: dopo una sconfitta, puntano tutto sulla scommessa successiva, e così in avanti, fino quando non restano in mutande. Così il Movimento 5 Stelle si è suicidato, sull’Alta Velocità. Non è bastata la sonora sconfitta alle elezioni in Piemonte, la regione direttamente interessata nella Torino – Lione. Il Movimento 5 Stelle ha voluto dimostrare di essere coerente con la sua storia politica, pur sapendo di essere rimasto solo. Peccato che così facendo abbia servito la crisi su un piatto d’argento a Matteo Salvini, che ovviamente non ha mancato di capitalizzare gli errori dell’indigesto alleato. Il leader della Lega, infatti, non aveva ragioni per aprire una crisi in piena estate. Il Movimento ha fatto tutto da solo: ha preteso il voto al Senato, votando contro il parere del premier Conte, e infine ha insultato gli alleati, paragonandoli al Pd. Come se nulla fosse, Di Maio avrebbe voluto continuare l’esperienza di governo.

Danilo Toninelli non si dimette. Nonostante la sconfitta politica sul Tav, il Movimento 5 Stelle ha creduto di tenere la stessa linea delle ultime figuracce elettorali: tutti i vertici sono rimasti comodamente seduti sulla propria poltrona. Il governo tuttavia non è il Movimento di Casaleggio e ha regole democratiche diverse: se in Parlamento vai in minoranza, non resta che dimettersi. Lo avrebbe dovuto fare con responsabilità Toninelli, che invece, fregandosene, ha deciso che tutto il percorso politico fatto contro la Torino-Lione fosse irrilevante. Sarebbero bastate le sue dimissioni per chiudere il penoso capitolo Tav, ma Luigi Di Maio ha pensato che fosse giusto continuare sulla linea della congiuntura astrale, ossia del “quando ci ricapita”.

“Le palle al piede”.  Non ci sono molti dubbi su cosa intenda Matteo Salvini quando parla di “palle al piede” nel governo, e soprattutto quando sbotta contro “i troppi no”. La questione è nota al Movimento, ma il suicidio in Senato ha dato tutte le carte in mano a Matteo Salvini. Qualsiasi decisione sarà presa nei prossimi giorni è destinata a favorire il leader della Lega. Elezioni subito vorrebbero dire trionfo elettorale, ma è l’ipotesi meno probabile: i tempi sono stretti e le scadenze di bilancio sono troppo importanti. La crisi aperta da Matteo Salvini appare come un pugno sul tavolo, destinato a ottenere altro. Più probabile è un governo Conte Bis, che vorrebbe dire niente più “palle al piede”, con la firma di un nuovo contrattino di governo, che includerebbe tutte le riforme gradite alla Lega (a partire dalla flat tax) e per i 5Stelle la garanzia di vedere portata a termine la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari, con i tempi tecnici per arrivare al referendum e infine alle nuove elezioni, secondo una tabella di marcia concordata con il Quirinale. In questo modo Salvini annullerebbe tutte le critiche che vengono rivolte da Di Maio (fuga dalla Legge di Bilancio e dal taglio dei parlamentari) e incasserebbe la certezza del voto, rispondendo finalmente alle pressioni degli alleati di centrodestra che sono pronti a tornare al governo del Paese. E dire che sarebbero bastate le dimissioni di Toninelli per evitare tutto questo caos politico.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

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