“Sazia e disperata”, il ricordo di Biffi

Sazia e disperata. Due aggettivi che tornano alla ribalta proprio nel giorno della morte del cardinale Giacomo Biffi.

Una speculazione politica e giornalistica scatenò una bufera sul cardinale, a tal punto che a Bologna molti continuarono ad etichettarlo in quel modo, come confermano i titoli dei giornali locali. «Il teologo della città sazia e disperata» lo chiama Il Resto del Carlino. Il Corriere della Sera ribadisce: «Disse che Bologna era una città sazia e disperata». La Repubblica: «Definì la città sazia e disperata». Un vero e proprio tormentone.

Un pomeriggio di un anno fa incontrai il cardinale nel parco di Villa San Giacomo a San Lazzaro di Savena. Mi avvicinai per salutarlo, temendo di essere inopportuno date le sue condizioni di salute. «Sono un giornalista» gli dissi. Bastò questo perché i suoi assistenti iniziassero il racconto di quell’errore mai sanato. Il cardinale mi guardava e rideva. Non aggiunse alcuna parola per spiegare quell’incomprensione con i giornalisti.

Oggi desidero che il significato di “sazia e disperata” sia chiarito dalla risposta che il cardinale stesso diede a Sergio Zavoli in una intervista del 1998 per Sat2000.

«Se passerò alla storia della letteratura sarà per una coppia di aggettivi: sazia e disperata. Mi è capitato di dirlo ai giornalisti a commento di una nota dell’episcopato emiliano-romagnolo che era una nota di preoccupazione per la situazione della nostra gente. L’avevo accompagnata con le tabelle dell’Istituto centrale di statistica. Non mi riferivo a Bologna, ma alla Regione, che era ai vertici del reddito pro-capite rispetto alla media italiana, al vertice dei consumi voluttuari, ma al minimo della natalità. La provincia di Bologna aveva il primato mondiale della denatalità e aveva il doppio della media di suicidi della nazione. Tradussi in aggettivi i numeri. Dissi che la Regione appariva sazia di beni, voglia di vivere e divertirsi, ma anche disperata perché non aveva voglia di trasmettere la vita e nemmeno di conservarla. Apriti cielo. Questa coppia di aggettivi provocò la reazione dei responsabili della vita pubblica bolognese, salvo poi dirmi in privato che avevo ragione e che erano preoccupati anche loro.

A Bologna si vive bene, gente cordiale, buona cucina e questo mi ha subito affascinato (Biffi non era bolognese, ma veniva dalla diocesi di Milano, ndr). Io credo che il malessere non sia della politica, ma dello smarrimento di valori che prima di essere cristiani, sono valori che consentono all’uomo di vivere con un senso. Chiesi a San Petronio la grazia di far capire ai bolognesi che i tortellini mangiati con la prospettiva della vita eterna sono più saporiti di quelli mangiati con la prospettiva di andare a finire nel niente.  Non si tratta di rinnegare la bolognesità, il fascino della vita piacevole, il benessere della vita di questa città. Si tratta di salvaguardare i valori più sostanziali».

Sulle pagine de L’Unità , il quotidiano dell’allora Partito comunista, si trovano le tracce dello scontro politico che venne alimentato contro il cardinale.  Nel 1988 in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Bologna, L’Unità pensò di opporre a Biffi le parole del Papa che aveva usato «toni misurati, distanti dal cliché della città sazia e disperata usati con enfasi da parte dell’episcopato». E ancora le parole di Lanfranco Turci, passato dalla presidenza delle giunta regionale a quella di Lega cooperative: «Ma quale sazia? Noi respingiamo questo slogan. Non tiene conto dei cambiamenti in corso nella società emiliana. I dati dei suicidi e aborti sono falsi», disse. «Serve un confronto pacato e sereno. A Palermo dove ammazzano i bambini sono più disperati di noi», commentò Laura Grassi, consigliere comunale di maggioranza. Ogni occasione sembrava buona per tirare il cardinale nello scontro politico.

Giacomo Biffi non si lasciò logorare dalla sterile polemica. «Sono pieno di speranza perché la qualità umana dei bolognesi è più grande delle loro ideologie e delle loro scelte politiche», confidò a Zavoli.

Sono passati 30 anni, i giornali bolognesi non dimenticano quel banchetto grasso di notizie costruite sul nulla. Per loro Biffi è ancora l’arcivescovo della “città sazia e disperata”, o poco più. Venti anni da arcivescovo riassunti in due parole. Non perdiamo la speranza.

 Alessandro Giuseppe Porcari