Salvatore Martinez: «Ripartiamo dai valori dello Spirito. Mons. Caiazzo è un’opportunità per tutta la Basilicata»

«Non sono sorpreso dalla nomina di don Pino ad arcivescovo di Matera-Irsina perché è sintonica al cuore di papa Francesco. Sono fortemente rallegrato». Salvatore Martinez, il primo laico alla presidenza nazionale di Rinnovamento nello Spirito Santo, parla della Chiesa lucana alla luce dell’arrivo a Matera di mons. Antonio Giuseppe Caiazzo. «Lo conosco da molti anni perché era assistente spirituale dei gruppi di Rinnovamento nello Spirito Santo della diocesi di Crotone-Santa Severina. Mi sono note le sue virtù, le capacità pastorali e soprattutto la sua umiltà», confida a Paceinterra.

Martinez, quale è il valore aggiunto che mons. Caiazzo può dare a Matera?

Rilevante. La grande crisi dell’Europa è spirituale. Se l’Europa e il mondo intero non comprendono che la base di ogni cultura è spirituale, se non si parte da una dimensione dello Spirito, non perderemo solo le culture, ma prima di tutto l’uomo. La nostra civiltà è stata costruita al servizio dell’uomo, ma l’uomo si sta smarrendo. Quindi tutti coloro che hanno accentuato la dimensione spirituale, come il vescovo Pino, hanno una chance in più.

Di quale chance parla?

Credo che il profilo episcopale di don Pino sia profondamente sintonico con le opportunità di sviluppo che Matera ha di fronte. Matera non solo trova un bel pastore, ma una persona che certamente potrà incidere in modo significativo nella promozione dell’identità più profonde delle nostre terre, penso soprattutto al Meridione che ha trovato nel cristianesimo il valore più forte. Chi sa ripartire dai valori dello Spirito determinerà nell’avvenire più immediato le forme principali di sviluppo. Questo ce lo insegnano soprattutto le culture mediorientali, islamiche e ebraiche, dove l’aspetto della difesa e della conservazione della dimensione spirituale ha sul piano sociale elementi significativi di impatto, parlo di sviluppo economico, di capacità educative. Purtroppo noi conosciamo soprattutto gli aspetti più deleteri del Medio Oriente, ma ci sono elementi di forte incoraggiamento, soprattutto per la cultura europea che si è ostinata a cambiare le radici giudeo-cristiane. Questa fu la grande sofferenza di san Giovanni Paolo II.

Matera dovrà quindi svilupparsi in una dimensione mediterranea?

Non abbiamo altra Europa. C’è un’Europa evangelico-protestante, una Europa ortodossa, e l’Europa meridionale che è l’Europa dello Spirito, che è l’incrocio delle culture e delle religioni. Io parlo di questa Europa fatta di incontro. L’epicentro del mondo era il Mediterraneo poi si è spostato verso l’Atlantico, ma nel terzo millennio tutto sta tornando nel Mediterraneo.

Quale è la maggiore sfida di un vescovo oggi?

Tornare in mezzo alla gente, far sentire il volto di una carità misericordiosa. Papa Francesco dice che anche le Ong fanno carità, ma la misericordia è qualcosa di più profondo, è quella compassione, quella carne assunta, la sofferenza, la vita delle persone che non può segnare una distanza tra vescovo e la propria gente. Un profilo di pastore sempre più incarnato in mezzo alla gente. Diceva Sant’Agostino: «Per voi sono vescovo, ma tra voi sono fratello». Per questo io vedo nella nomina episcopale di don Pino una grande opportunità per tutta la Basilicata.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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