Roma 2016: Fassina si candida a sindaco

Stefano Fassina si lancia nella mischia. Mentre centrodestra e Pd discutono su primarie e possibili alleanze per non far vincere il Movimento 5 stelle, l’economista romano si candida a sindaco della Capitale. Si aggiunge ad Alfio Marchini, che praticamente non ha mai smesso di fare campagna elettorale, e al radicale Riccardo Magi.

Le elezioni per il Campidoglio saranno tra le più difficili della storia repubblicana, perché il futuro sindaco prenderà in mano una città disastrata, finanziariamente e moralmente. Fuori da qualsiasi sospetto di legami con Mafia Capitale, con gli intrallazzi di borgata tipici di certa politica romana, Fassina è una vera e propria mina vagante.

Non vincerà (salvo alleanze o clamorosi errori degli avversari), ma ne farà perdere molti (a partire dal candidato del Pd che già parte con la zavorra elettorale degli errori di Ignazio Marino e dello scandalo della mafia). Fassina è un economista internazionale. Bocconiano e consigliere economico del governo di Romano Prodi, ha maturato esperienze nel Fondo monetario internazionale per poi ricoprire il ruolo di viceministro dell’Economia nel governo Letta.  Sono ruoli che non si ottengono senza avere un peso politico e professionale.

La sua candidatura è scomoda per un certo elettorato di centrodestra. Fassina dà garanzia alla finanza, al mondo produttivo, commerciale esattamente quanto un candidato berlusconiano. Il prossimo sindaco di Roma dovrà infatti avere una non comune capacità di districarsi tra i bilanci fallimentari dell’amministrazione pubblica e delle aziende municipalizzate, rifiuti e trasporti in testa. In qualsiasi confronto pubblico tra candidati, emergeranno i numeri e le strategie per il risanamento di Roma.  Così per molti il curriculum professionale di Fassina peserà più tanti buoni propositi populisti.

L’ex parlamentare Pd toglierà voti anche al Movimento 5 stelle. Molti delusi dal governo Renzi non confluiranno più con Grillo, soprattutto se il M5s candiderà un perfetto sconosciuto. Come annunciato da entrambi i poli, l’obiettivo è non far vincere i pentastellati e la candidatura di Fassina sembra perfetta per catturare tanti voti di protesta, favorendo indirettamente Berlusconi o Renzi.

Fassina era in piazza con i docenti durante le manifestazioni contro la riforma della scuola. Era uno dei pochi del Partito democratico. Dai docenti ebbe la forza di prendere insulti rivolti alla condotta del partito che poi avrebbe con coerenza lasciato. Un video pubblicato per IlFattoQuodiano lo testimonia. Non è dunque un politico privo di contatto con la base elettorale e alieno ai confronti di piazza. La prova è nelle primarie del 2013 per le candidature in Parlamento: arrivò primo con quasi 12mila preferenze.

La campagna elettorale del 2016 si giocherà nelle periferie (dove Forza Italia non ha nessun potere) e nei salotti che contano (dove i 5stelle non entrano). Fassina ha le chiavi di entrambi e nessuno potrà cacciarlo.

In più ha il vantaggio di essere odiato da Renzi. «Fassina chi?», disse il presidente del Consiglio. A Fassina basterà incassare un 5% per fare da ago della bilancia allo scontato ballottaggio, per poi sedersi al tavolo dei vincitori.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

Leave a Reply