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Pietro Guida in mostra a Matera. L’appello dei figli: «Facciamo un museo con le sue opere»

I palloncini colorati sono pronti a prendere il volo. L’equilibrista è in bilico su una sedia, mentre una rock band ha appena cominciato il suo concerto. Accanto, in una grotta, una donna si rilassa fumando una sigaretta. Dinamiche, leggere, straordinariamente di cemento. Le sculture di Pietro Guida sono a Matera per la XXIX edizione de “Le Grandi mostre nei Sassi”, organizzata dal Circolo La Scaletta nel complesso rupestre della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci (fino al 7 gennaio 2017).

Una sorpresa continua. Si passa dal concerto di musica classica, al circo, dal ballo, allo sport, dalla mitologia al sacro. C’è chi si rilassa all’ombra di un melograno e chi osserva la Gravina affacciata al balcone. Il cemento (sostituito in pochi casi dal gesso) prende vita con figure spesso a grandezza naturale, grandi e mai ingombranti, quasi fossero lì per un momento, pronte ad andarsene. «Chi visiterà la mostra avrà la sensazione naturale che le opere siano sempre state qui perché sembrano fatte di pietra», dice Tommaso Strinati, direttore del Musma. 

Opere smontabili. «Eramo preoccupati del peso delle opere», racconta Ivan Focaccia presidente del Circolo La Scaletta, «Invece Pietro ha iniziato a smontare un braccio, poi una gamba e così ci ha dimostrato che la mostra si poteva fare». Le opere all’interno sono cave. Così si realizza la visione di un cemento leggero, soffice come il tufo, delicato come fosse una ceramica. «Un’atmosfera surreale: il fascino delle forme, la sensualità dei gesti e la naturalezza delle movenze» per usare le parole di Focaccia.

Il sogno del museo. Pietro Guida è un uomo schivo, non ama essere chiamato maestro e ha saputo tenersi lontano dal mercato dell’arte, dalla rete di galleristi che possono determinare il futuro di un artista. A tutto questo Pietro Guida ha preferito un sereno distacco. «Non si sono quotazioni, nostro padre ha lavorato spesso su commissione, non per il commercio», dicono Peppe e Luisa, i figli di Pietro. Le 41 opere della mostra formano un popolo di statue che è solo una parte della collezione privata che lo scultore ha nella sua villa a Manduria (Taranto). Un tesoro da valorizzare. 95 anni di vita e 70 di carriera ancora in piena attività. «La sua ultima opera è stata ultimata poche settimane fa, un patrimonio in continua crescita ma siamo preoccupati per il futuro di queste opere», ammette Peppe. «Servirebbe un grande spazio che le accolga tutte, un’esposizione permanente, un museo, ma il Comune di Manduria non ci dà retta». Forse Matera2019 potrebbe essere l’occasione per concretizzare il progetto, azzardiamo. Peppe sorride: «Lo diciamo sottovoce, ma è il nostro sogno».

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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