Petrolio: l’Isis incassa 500 milioni di dollari l’anno

I pozzi petroliferi sotto il controllo dello Stato islamico in Siria e Iraq fruttano ai terroristi fino a 50 milioni di dollari al mese. Lo riferisce all’agenzia Ap un alto funzionario statunitense che denuncia il ruolo della Turchia nell’acquistare l’oro nero e allo stesso tempo nel fornire ai terroristi sostegno tecnico e logistico per gestire gli impianti.

I proventi annui arrivano così a 500 milioni di dollari.

Le dichiarazioni confermano un recente report di esperti finanziari statunitensi che attribuisce il calo del prezzo del petrolio alle guerre in corso in Medio Oriente, che obbligano le fazioni in lotta a tenere alta la produzione per comprare armi. Se il prezzo del barile sulle borse mondiali si aggira attorno ai 45$, il petrolio dei terroristi islamici arriva a costare anche 10$ al barile, mantenendo un prezzo medio di 35$.

L’estrazione stimata da Ibrahim Bahr al-Oloum, ministro iracheno del petrolio nel 2005, è di 30mila barili al giorno in Siria e 15mila barili al giorno in Iraq, per un totale di circa 45mila barili al giorno da 161 pozzi operativi (90 pozzi sarebbero invece inattivi). Per fare un confronto, gli impianti petroliferi della Basilicata (il più grande giacimento di petrolio onshore d’Europa) forniscono 85mila barili al giorno.

Si spiega così la forza finanziaria dell’Isis, che oltre ai ricavi del commercio del petrolio, può contare su centinaia di milioni di dollari incassati dalle imposte alle attività produttive dei suoi territori.

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