Papa Francesco incontrerà il patriarca di Mosca

L’appuntamento con la storia è il 12 febbraio. Papa Francesco farà scalo a Cuba, breve sosta nel viaggio verso il Messico. Ad attenderlo ci sarà il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, che sarà invece impegnato nel suo primo viaggio pastorale nell’America Latina (Cuba, Brasile, Cile e Paraguay). Una coincidenza voluta dalla diplomazia di Roma e Mosca, con la terra della rivoluzione comunista che farà da territorio “neutro”.

Sarà il primo incontro tra un Papa e il patriarca di tutte le Russie. Il segno del disgelo e una tappa ormai obbligata nell’importante cammino ecumenico della chiesa cattolica e ortodossa, che vedrà le due Chiese unificare le date della Pasqua e riconoscere reciprocamente la consacrazione eucaristica. Tutto a suo tempo, ma è evidente che con papa Francesco la diplomazia vaticana sta raccogliendo i frutti di un difficile cammino lungo decenni, segnato da ostilità, diffidenze e dal quel primato del vescovo di Roma (successore di Pietro) che alle Chiese d’Oriente non è mai piaciuto.

Al centro dell’incontro di Cuba ci sarà la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Il sangue dei cristiani infatti accomuna tutte le confessioni cristiane e chiede un’azione condivisa contro l’estremismo di matrice islamica. Al termine dell’incontro che durerà 3 ore, papa Francesco e il patriarca Kirill firmeranno una dichiarazione congiunta, in cui potrebbe finalmente esserci l’invito reciproco, per rompere l’inutile muro geografico e diplomatico.

Tra Papa Francesco e Kirill spunta Raul Castro, padrone di casa e responsabile della transizione del regime cubano verso la democrazia. Dopo la storica riapertura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, in cui papa Francesco ha giocato una determinante mediazione, Raul Castro ricambia in un certo senso il favore, facendo da ponte con quella Mosca che da Cuba minacciò la guerra nucleare contro gli Stati Uniti.

Sullo sfondo, la Cina. Kirill è già stato a Pechino. L’apertura tra Mosca e Roma potrebbe rompere presto le resistenze di Pechino nell’accogliere il pontefice, che più volte ha esternato il desiderio di visitare la terra del gesuita Matteo Ricci. Certamente il ruolo degli ortodossi russi in Cina è marginale, solo poche decine di migliaia di fedeli rispetto ad un numero imprecisato, ma sicuramente a 6 zeri, della Chiesa cattolica. Con la visita del Papa a Mosca, il muro di Pechino è destinato ad apparire come una resistenza marginale ed ideologica, fuori dal tempo. 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

 

 

 

 

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