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Papa Francesco alla Centesimus Annus: «Generare nuovi modelli di progresso economico»

«È mia speranza che la vostra Conferenza possa contribuire a generare nuovi modelli di progresso economico più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane». La missione che papa Francesco affida alla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice è una sfida epocale. L’occasione è l’udienza ai partecipati alla conferenza internazionale che la Fondazione a dedicato al tema “L’iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà. Emergenza profughi, la nostra sfida”.

Prima che il Santo Padre tenesse l’atteso discorso era stato il presidente della Fondazione, Domingo Sugranyes Bickel, ad auspicare una «transizione verso la nuova economia». Eppure Francesco sembra spingersi oltre perché se i «nuovi modelli» fossero già esistenti, il Papa li avrebbe citati, chiamati per nome, per portarli ad esempio. Non solo. Che Francesco abbia lo sguardo oltre la “nuova economia” già esistente lo si comprende dalla speranza che i nuovi modelli generati possano essere «più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento di risorse umane». Il Papa mette il dito in un vuoto ancora esistente nell’economia. La «nuova economia», quella che dovrebbe realizzare la civiltà dell’amore, non è ancora riuscita a presentarsi come un innovativo sistema economico che scateni un effetto domino, un cambiamento a livello globale.

La crisi umanitaria che sta vivendo l’Europa con l’esodo di migranti che fuggono da guerre e disastri ambientali, la crisi occupazionale nei paesi sviluppati che ha travolto soprattutto i giovani, devono aver convinto Francesco che tutto il «nuovo» generato nell’economia non basti a sanare le ferite dell’umanità. È come se l’economia cattolica non stia reggendo il passo dei cambiamenti globali.

«Un’economia dell’esclusione e dell’inequità ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili. Gli effetti sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani» dice Francesco.

Migranti e giovani per il Pontefice meritano una particolare attenzione. Da una parte la crisi dei profughi, di cui il Papa denuncia la continua crescita, dall’altra gli scandalosi tassi di disoccupazione giovanile, «una malattia sociale – dice Bergoglio – dal momento che la nostra gioventù viene derubata della speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione».

Il Papa apprezza la tempestiva iniziativa della Fondazione ad affrontare i temi della migrazione e della povertà attraverso l’iniziativa impreditoriale. Lo apprezza a tal punto che le affida una missione forse sproporzionata: «generare nuovi modelli di progresso economico». Per questo ricorda ai partecipanti alla conferenza internazionale «la vocazione al servizio della dignità umana e della costruzione di un mondo di autentica solidarietà».

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

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