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Nicolò Clemente, un italiano nei Red Sox

Bologna esporta macchine, cibo, cultura… talenti sportivi. È ancora alto l’entusiasmo per Marco Belinelli, primo italiano a vincere un campionato Nba, che Bologna può raccontare una nuova favola. Nicolò Clemente, 16 anni, cresciuto a Pianoro, è il primo italiano a firmare per i campioni del baseball americano, i Red Sox. Le Due Torri lo celebrano, così il sindaco Virginio Merola ha deciso di salutarlo ufficialmente in Palazzo d’Accursio.
Tutti i media parlano di te, come ti senti con questa pressione?
«È difficile da dire. Non ho mai fatto interviste e davanti alla telecamera sono molto teso (Nicolò ha appena concluso un’intervista per la Rai, ndr). Non sono abituato, ho un po’ di vertigine, di timore perché è la prima volta».
Ora parti per la Florida…
«Sì, starò dieci giorni a Miami per le visite mediche. Poi da lì vado in Repubblica Domicana, dove starò due mesi fino a inizio settembre per allenarmi e migliorare. Il mio contratto è di dieci anni».
Chi si è accorto di te?
«Lo scout dei Boston Renè Faggiadi, che mi seguiva già da due anni, quando ero più piccolo».
Avevi capito che puntava su di te?
«Me ne sono accorto solo l’anno scorso, quando sono entrato nell’accademia di baseball. Poi l’ho conosciuto quattro mesi fa, quando mi ha scritto che gli interessavo».
Anche i tuoi fratelli giocano sul diamante, “colpa” dei tuoi genitori?
«No, loro non hanno mai praticato questo sport. È stato mio fratello maggiore che ha voluto provare, alla fine ci siamo innamorati tutti e tre».
Cosa ti ha conquistato?
«È un gioco fantastico, si gioca in squadra, è un gruppo in cui ci si aiuta a vicenda».
Ora parti, in famiglia come l’hanno presa?
«Per me sono contentissimi».
Ma tu non li vedrai per molto tempo, sei preoccupato?
«Sono abituato a stare lontano da casa, perché quando ero in Accademia vedevo la mia famiglia una volta al mese, in un weekend. Certo prima ero in Italia, adesso starò sette anni lontano da casa, un po’ di paura c’è».
Come ti immagini questa esperienza?
«Penso sempre in modo molto positivo, quindi sono convinto andrà molto bene e arriverò a Boston».
Pensi che ti cambierà?
«No, resterò sempre lo stesso ragazzo».
Come sarà la tua giornata in Repubblica Dominicana?
«Ancora un programma definitivo non c’è. Ma la mattina dovrò allenarmi e poi nel pomeriggio due ore di studio di inglese».
Ora lascerai la tua scuola di Odontotecnica in Italia, cosa dicono i tuoi compagni?
«Mi scrivono spesso che gli manco, che sono dispiaciuti che non sarò più con loro, ma per me prevale l’entusiasmo per la partenza».
Tra Italia e America c’è un enorme differenza nel baseball…
«Là è tutta altra vita. In Americana il baseball è come il calcio in Italia. Se avrò l’opportunità voglio trasferirmi lì definitivamente».
Come giocatore, come ti definiresti?
«Caratterialmente sono un ragazzo che ama divertirsi, scherzare. Fisicamente, sono abbastanza grosso rispetto a quelli della mia età, ma sono ancora indietro. Quindi vado anche in Repubblica Dominicana per allenarmi molto e mettere su muscolatura».
Quindi diventerai un gigante?
«Esatto», (ride, ndr).
Come vedi il movimento giovanile nel baseball italiano?
«Dico la verità, rispetto agli anni scorsi vedo molti ragazzi bravi, adesso si sta espandendo. Anche i miei amici cominciano a seguire questo sport».
La tua Fortitudo è in testa alla classifica dei playoff del campionato italiano…
«Sono contento di questa squadra, si sta impegnando molto. Dopo le ultime due vittorie con Rimini e San Marino, stanno mettendo la carica».

AUDIO: Nicolò: “A Santo Domingo mi farò i muscoli”

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