Minori stranieri in Italia, l’identificazione è un rebus scientifico

Minori, forse. Nel dubbio, vale la massima tutela. Il sottile confine anagrafico tra minore età e maggiore età è uno dei grandi rebus delle migrazioni in Europa. Un rebus scientifico che coinvolge migliaia di giovani migranti ogni anno.

Numeri importanti visto che in Italia, lo scorso 30 giugno, i minori stranieri non accompagnati (i msna), erano 12.241, con un incremento del 74% rispetto a febbraio 2012 (quando era ancora in corso l’emergenza Nord Africa).

Ai giovani migranti è concessa la massima tutela possibile: nessuno può espellerli perché a loro spetta un permesso di soggiorno per minore età, anche se cresce il numero dei richiedenti asilo, che ricevono la tutela dello Sprar, il Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati. La presenza di un mnsa sul territorio italiano obbliga i pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e gli enti (sanitari e di assistenza) a prendersi cura del minore, affidandolo ai servizi sociali del Comune di competenza. Per l’accoglienza di migliaia di ragazzi esistono 852 strutture (soprattutto in Sicilia, Lazio, Lombardia, Campania), dove educatori, psicologi, assistenti sociali lavorano per garantire un percorso educativo e di integrazione, che include la formazione scolastica e soprattutto l’avviamento al lavoro.

La tutela che la Legge concede ai minori è un incentivo per le famiglie dei giovani migranti; spesso sono gli stessi parenti ad accompagnarli. Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rivela che soprattutto i minori albanesi (terza comunità con quasi 1.400 msna presenti) arrivano in Italia accompagnati da genitori, fratelli e zii, che lasciano il nostro Paese solo dopo essersi assicurati che l’accoglienza del giovane sia andata a buon fine. Per questo spesso i minori raggiungono l’Italia al limite dei 18 anni: il 54,3% dei msna in Italia ha infatti 17 anni.

E qui iniziano i problemi. Per identificare i minori le Autorità hanno bisogno di documenti con fotografia, che i minori spesso non hanno. In alternativa, ci si basa sulle dichiarazioni del minore e su analisi mediche e psicologiche. Tra le prime c’è l’esame radiologico del polso e della mano. Si confronta la lastra del soggetto di riferimento (derivante da una banca dati di radiografie di minori europei) e la persona sottoposta al test. La variabilità biologica tuttavia è legata a fattori individuali e l’alimentazione dei minori europei è ben diversa da quella di africani e asiatici per i quali mancano tabelle di confronto. Così specialisti diversi possono dare esiti non coincidenti, con un margine di errore di sei mesi. In caso di dubbio, prevale la massima tutela, così tanti diciottenni sono affidati ad una comunità di accoglienza. Le analisi mediche possono essere integrate da incontri con psicologi per verificare il grado di maturità del ragazzo in modo da dedurne l’età. È evidente che anche in questo caso i margini di errore sono molto ampi.

I problemi di identificazione favoriscono l’esistenza degli irreperibili: un Msna su quattro fa perdere le proprie tracce. A fuggire sono soprattutto egiziani, afghani, somali, siriani ed eritrei. I centri di accoglienza, non sono delle carceri e i ragazzi possono allontanarsi agevolmente per raggiungere la città dove risiede la propria comunità etnica o dove c’è una migliore economia. Sbarcano nel Sud ma vogliono approdare nel Nord più ricco. Per farlo forniscono all’arrivo un’identità falsa, grazie all’assenza di documenti di riconoscimento, così come avviene per gli adulti. Quando fanno perdere le proprie tracce, per il ministero sono irreperibili, fino al compimento dei 18 anni, quando vengono cancellati dal registro. Se le autorità di pubblica sicurezza dovessero intercettare il minore, il ragazzo sa che dovrà fornire un’identità diversa da quella data precedentemente. In questo modo per la comunità di accoglienza originaria sono irreperibili, mentre risultano presenti per il nuovo centro di accoglienza. Il rischio dunque è che i dati del ministero possano essere in parte inattendibili: un minore potrebbe essere registrato due volte, ma si ritiene che gli irreperibili abbiano invece valicato la frontiera di Austria, Francia e Germania grazie all’assenza di controlli.

Così al rebus scientifico si unisce un drammatico rebus sociale, in cui fanno affari i trafficanti di esseri umani.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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