Migranti, anche per l’Ispi l’Italia è stata lasciata sola

L’Unione Europea ha lasciato sola l’Italia. Non è la solita presa di posizione di qualche esponente della Lega, ma uno dei risultati del Fact checking dell’Ispi. L’Istituto per gli studi di politica internazionale ha elaborato i dati della Commissione Europea sui ricollocamenti di emergenza verso altri paesi Ue. Il risultato è sconfortante: da una parte l’Unione si era impegnata di ricollocare 35.000 richiedenti asilo dall’Italia, pari ad appena il 10% dei 350.000 arrivi  tra settembre 2015 e aprile 2018. I governi europei tuttavia hanno imposto condizioni stringenti: si sarebbero potuti ricollocare solo i migranti appartenenti a nazionalità con un tasso di riconoscimento di protezione internazionale superiore al 75%, il che per l’Italia equivale soltanto a eritrei, somali e siriani. Per questo, al 18 aprile 2018, solo 12.614 richiedenti asilo erano stati effettivamente ricollocati. L’Ispi ha quindi calcolato che l’Europa vale appena il 4% degli sforzi italiani. In ogni caso, anche se fossero state ricollocate tutte le 35.000 persone dell’accordo, ben 9 migranti sbarcati su 10 sarebbero rimasti sotto responsabilità italiana. Non è andata meglio alla Grecia, dove a fronte di un impegno di ricollocamento di 63.302 persone, solo 22.000 sono stati effettivamente accolti.

Come se non bastasse, sottolinea l’Ispi, “oltre al fallimento dei ricollocamenti, neppure le risorse finanziarie destinate dall’Europa all’Italia per far fronte all’emergenza hanno raggiunto un livello significativo”. Nel 2017, per esempio, gli aiuti Ue ammontavano a  77 milioni di euro, a fronte di un costo per l’Italia di oltre 4,3 miliardi di euro. Per gestire il fenomeno migratorio, l’Unione Europea sostiene meno del 2% dei costi sostenuti dallo Stato italiano.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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