Matteo, il piccolo premier amante del tennis

Renzi lascia tutto per la storica finale degli Us Open a New York. Una presenza obbligata o un errore istituzionale?

«Fosse stato il calcio, non avrebbe detto niente nessuno», scrive Renzi, che sale in cattedra per insegnare agli italiani l’importanza di una finale italiana di Us Open. Non basta: «Ma è tennis, tennis femminile e in tanti hanno storto la bocca», scrive il premier, dandoci una lezione di sensibilità sportiva che a noi sembra mancare.

La realtà è purtroppo altrove. È proprio Renzi il primo a non aver dato importanza all’appuntamento, perché non era presente nella sua agenda nemmeno quando le italiane sono arrivate in semifinale. È bene ricordare che il cambio di programma è avvenuto ufficialmente la mattina del 12 settembre, il giorno stesso della finale. La Gazzetta del Mezzogiorno prudentemente aveva titolato mettendo in dubbio la presenza all’inaugurazione della Fiera del Levante (dove per tradizione è presente il premier di turno). La certezza dell’assenza di Renzi non l’ha avuta nessuno. L’Agi, la mattina del 12 settembre titolava con «voci che danno il premier in partenza per New York».

Un evento così importante perché non ha portato il premier a  disdire immediatamente gli appuntamenti in agenda? Perché non lo ha fatto in modo formale e ufficiale? Perché non c’è stato nemmeno un tweet? Una finale di un torneo internazionale di calcio certamente è nelle agende di Palazzo Chigi. Non lo era la finale femminile di tennis dell’Us Open. Perché ora il premier sale in cattedra in difesa del tennis femminile? Qualcuno gli avrà fatto capire che c’era qualcosa di storico e che qualche foto a New York avrebbero fatto bella mostra nel suo curriculum di premier.

Dal punto di vista politico è verosimile che Renzi si sia reso conto dall’assoluta inopportunità di tenere un intervento sul Sud in questo momento che il Mezzogiorno «aumenta il divario con il resto del Paese» (sono parole dell’Istat). Avrebbe dovuto incassare contestazioni sulle trivelle in mare, sul gasdotto Tap, proteste programmate e sicuramente conosciute dal presidente della Regione Puglia Emiliano che avrà dato utili consigli al suo segretario di partito: Renzi stesso.

La finale di tennis è stata dunque l’occasione perfetta per uscire dall’imbarazzo. Indubbiamente un bel colpo di fortuna: ha annullato un impegno istituzionale sostituendolo con un finale tutta italiana e pugliese dove come premier poteva solo vincere. E sappiamo, come la recente storia italiana ha dimostrato, che Renzi non rischia mai: incassa e basta. Così il premier si inventa come “politico amante del tennis femminile”, alla faccia degli italiani che parlano solo di calcio.

Renzi non si è comportato da statista. Uno statista rispetta gli impegni istituzionali presi, soprattutto ha uno stile e un rispetto anche nel disdire gli appuntamenti in agenda. Renzi avrebbe potuto lasciare un video come fa spesso, avrebbe potuto lasciare una lettera di scuse con l’impegno di andare a Bari il prima possibile, infine avrebbe potuto visitare la Fiera la mattina e poi partire da Bari per gli Stati Uniti. Avrebbe bucato l’inaugurazione ma avrebbe mantenuto l’impegno di esserci.

Renzi invece sembra un ragazzino che coglie ogni occasione buona per farsi foto e autografi con persone che contano più di lui. Aveva l’occasione di essere nei libri di storia del tennis italiano e mondiale e lo ha fatto. Non importa come, non conta lo stile, il segretario del Pd doveva farlo.

Certamente era un appuntamento imperdibile per un premier non eletto in Parlamento e che vive ogni giorno come un miracolo politico delle larghe intese. Certamente il confronto con la Fiera del Levante deve essergli sembrato improponibile e non importa la tradizione decennale che vede il premier di turno inaugurare l’evento fieristico. Le tv di tutto il mondo lo avrebbero immortalato a New York, il piccolo Matteo avrebbe postato la foto su Twitter e poi avrebbe scritto una newsletter per rispondere alla polemiche. E via come se nulla fosse perché il Parlamento è suo e persino il Presidente della Repubblica è stato indicato da lui.

Il governo italiano ha poco di cui vantarsi per il sostegno allo sport e la vittoria incredibile di Flavia e Roberta è attribuibile alla loro passione, certamente non a Renzi. Al piccolo Matteo manca lo stile. Un problema per un premier che vorrebbe recitare la parte del leader mondiale.

 

Alessandro Giuseppe Porcari