Matera, l’agonia della chiesa del convento dei cappuccini

«Tu sei la mia vita». È solo una delle frasi che sfregiano i muri esterni della chiesa dell’ex convento dei frati cappuccini a Matera. Una delle frasi più conosciute della musica liturgica del dopo Concilio, a Matera diventa la sintesi paradossale dell’abbandono di un monumento del XVI secolo. Dedicata alla Santissima Trinità (o all’Assunta, le fonti non sono concordi) la chiesa ha avuto una storia travagliata, caratterizzata da periodi di abbandono, restauri, crolli, ristrutturazioni. Costruita tra il 1560 e il 1563, era parte di uno dei principali conventi della Provincia dei frati cappuccini. Un convento povero tuttavia, a tal punto che la chiesa non avrebbe resistito fino ad oggi se nel suo restauro non fossero intervenuti devoti benefattori e importanti famiglie nobiliari. Il primo restauro avvenne già nel 1678, ma fu soprattutto quello del  1730 che consolidò e ristrutturò l’edificio come è oggi. A finanziarlo l’arciprete della cattedrale don Leonardo De Greca, che poi volle essere sepolto proprio in questo luogo. I padri riconoscenti misero il suo mezzo busto in pietra accanto all’altare maggiore.

Nei primi anni del ‘900 è stata affittata a privati che ne fecero un deposito di combustibili agricoli. Poi venne occupata dai soldati polacchi durante la seconda guerra mondiale. Nel 1980, il terremoto rese necessario un ponteggio per sostenere la volta dell’altare maggiore; così la chiesa fu chiusa ed è diventata un magazzino sommerso dal guano dei piccioni che ne hanno fatto la loro reggia. Quattro anni fa, a fine 2011, il Comune (proprietario del bene) ripulì la chiesa e la soprintendenza prese in custodia le tele degli altari laterali, lasciando però la pala dell’altare maggiore, «per evitare che si rompesse», dicono. Nessun finanziamento invece per il loro restauro. Dopo 4 anni, la tela dell’altare maggiore è visibilmente macchiata dagli escrementi dei piccioni e telaCAPPin soprintendenza  auspicano almeno un’immediata copertura in attesa che il Comune programmi finalmente il recupero. I piccioni infatti sono tornati, hanno rotto le reti poste alle finestre nel 2011 per impedire loro l’accesso e con i piccioni la chiesa è tornata ad essere un mare di guano.

Dall’inventario dei beni di fine ‘800 emerge che sono ormai disperse numerose opere: dipinti (come le due tele laterali dell’altare maggiore), ostensori in legno dorato, un crocifisso in ottone, candelabri. Come se non bastasse, la comunità cattolica di Matera non ha più memoria della venerabile suor Chiara, al secolo Beatrice Malvinni Malvezzi dei duchi di Santa Candida, terziaria francescana, che resta sepolta sotto un pavimento irriconoscibile a causa del guano dei piccioni. Le cronache del tempo raccontano che volle farsi seppellire all’ingresso della chiesa, in modo che i fedeli entrando calpestassero la sua tomba. Un’insegna sulla parete laterale sinistra ricorda la sua umiltà e il sacrificio del cilicio.

Negli ultimi decenni l’attiguo complesso dell’ex convento di San Francesco ha ospitato prima la biblioteca provinciale e ora il Liceo Artistico (unito amministrativamente al liceo classico). Inoltre a pochi metri c’è un cineteatro. La cultura a due passi sembra assolutamente indifferente verso l’agonia di questo luogo. «Qui mancano i riscaldamenti nelle aule, figurarsi se trovano fondi per restaurare una chiesa», commenta un professore dell’istituto.Le priorità sembrano decisamente altre.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

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