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Matera attende il nuovo arcivescovo

«Non siate tristi. È il momento della gioia, si compie la volontà di Dio». Mons. Salvatore Ligorio ha salutato così la chiesa di Matera-Irsina, nell’ultima omelia come arcivescovo della diocesi. Era stato nominato il 20 marzo di 12 anni fa. La cattedra di Matera ora è vuota. A dire il vero, la sede della città dei Sassi era diventata vacante già il 5 ottobre scorso, quando il papa ha nominato Ligorio alla sede metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, ma l’arcivescovo era rimasto a Matera come amministratore apostolico. La sua assenza non era ancora diventata fisicamente visibile. L’ultima messa nella parrocchia francescana di Cristo Re è avvenuta in contemporanea con quella di mons. Agostino Superbo, arcivescovo emerito di Potenza (76 anni il prossimo 7 febbraio). Sabato nel capoluogo regionale si compirà liturgicamente la successione episcopale.

«Non volevo andarmene, ma ho obbedito alla volontà del Papa», ha più volte detto Ligorio. Monsignor Pierdomenico Di Candia, vicario generale, ha ammesso che «in un primo momento la notizia del trasferimento non era stata accolta positivamente», evidenziando un certo disappunto per il passaggio ritenuto prematuro.

Ligorio, «per pura coicidenza» dicono in curia, è stato trasferito proprio al termine del restauro della cattedrale, anche se resta da recuperare il campanile, eredità per il successore. Intanto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha assicurato fondi per il restauro degli affreschi delle cripte della cattedrale. Così tutto procede secondo i piani. Ligorio sarà ricordato come vescovo dei restauri, perché anche la concattedrale di Irsina è stata sottoposta a ristrutturazioni in questi anni. Per la chiesa madre, i lavori di recupero hanno caratterizzato l’intera durata del suo mandato episcopale, così tra i Sassi tutti gli under 20 non conoscono la chiesa più grande della città. Il cantiere non è passato inosservato e spesso i fedeli non hanno mancato di rimarcare la lunga durata dei lavori con note polemiche. La cattedrale ha profondi legami popolari, perché in piazza Duomo la tradizione secolare della festa patronale prevede i giri del carro trionfale prima che sia distrutto in piazza dalla folla. La chiusura ha costretto il trasferimento della statua della protettrice della città, la Madonna della Bruna, nella chiesa di San Francesco di Assisi, più piccola e meno ospitale, così il lungo restauro è stato più che mai visibile. Ad accentuare i disagi, il Giubileo della Misericordia. La porta della misericordia vera e propria, la monumentale Porta dei leoni,  sarà spalancata il 5 marzo, mentre il 9 dicembre scorso Ligorio ha aperto una porta della misericordia “a tempo determinato”, la porta centrale della chiesa di San Francesco di Assisi, che a dire il vero è sempre stata aperta in occasione delle principali liturgie.

L’arrivo del nuovo arcivescovo. La fine dei restauri e la riapertura della cattedrale il 5 marzo possono essere un utile punto di riferimento per capire i tempi della sede vacante nella città dei Sassi. L’arrivo del nuovo vescovo difficilmente potrà avvenire prima di tale data perché è giusto che il solenne ingresso avvenga nella giusta sede. Sarà interessante dunque capire quali saranno le scelte del papa. Se Matera dovesse rimanere sede vacante, l’onore della riapertura spetterà a Ligorio stesso, arcivescovo metropolita della Basilicata. Altrimenti a Roma potrebbero decidere che l’apertura della chiesa e della porta giubilare avvenga in occasione dell’arrivo del nuovo vescovo. Intanto il 5 marzo è già previsto l’arrivo di alti prelati da Roma, si fanno nomi di due cardinali anche se manca l’ufficialità.

Mons. Ligorio arrivò a Matera-Irsina dopo un anno di sede vacante. Mons. Antonio Ciliberti venne trasferito a Catanzaro il 31 gennaio 2003 (presa di posseso il 5 aprile successivo), mentre Ligorio, allora vescovo in Basilicata della diocesi di Tricarico, venne nominato il 20 marzo 2004. I tempi in teoria potrebbero essere anche lunghi, ma la cattedra questa volta è certamente più appetibile e l’assenza farebbe rumore. Matera non è più una diocesi di un Sud povero e isolato, ma la Capitale europea della cultura. Sarà necessario un arcivescovo che sappia fare della cultura uno strumento di nuova evangelizzazione. Non sarebbe una sorpresa se il vescovo arrivasse da lontano, come era già accaduto negli anni ’50 con l’indimenticato mons. Vincenzo Cavalla, presbitero di Asti che papa Pio XII volle fosse ordinato arcivescovo di Matera-Acerenza a soli 44 anni. Biblista, collaboratore per la redazione di alcune voci dell’Enciclopedia Cattolica, morì improvvisamente a 52 anni. Oppure con mons. Antonio Ciliberti che prima di arrivare a Matera era vescovo di Locri-Gerace.

C’è poi la soluzione interna, non meno affascinante, che premierebbe la cultura lucana che ha portato alla nomina di Capitale europea della cultura. Un materano vescovo di Matera sarebbe un evento inedito. Il nome del successore di Ligorio sarebbe a questo punto facilmente identificabile tra i suoi più stretti collaboratori.

Matera è solo la terza diocesi della Basilicata a non avere il vescovo. Ad Acerenza (fino agli anni ’50 unita a Matera) aspettano la nomina da ottobre 2013, mentre per la diocesi di Tursi-Lagonegro l’attesa è di 8 mesi. Voci insistenti danno come imminente l’accorpamento di alcuni diocesi e Ligorio potrebbe essere in realtà il grande regista di questa operazione, come ha più volte sottolineato in questi ultimi giorni: «Dobbiamo superare le divisioni tra Potenza e Matera, serve più collaborazione». Messaggio ribadito anche da mons. Agostino Superbo a Potenza. Più che un appello, sembra un piano pastorale che caratterizzerà la chiesa lucana nei prossimi anni.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

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