Mafia: Renzi-Alfano salvano Marino e Gabrielli

Accordo centrodestra-centrosinistra: il Comune di Roma non sarà sciolto per mafia. Una scelta obbligata per evitare il marchio di Caput Mafiae, che la Capitale avrebbe fatto fatica a cancellare, anche se l’immagine è già compromessa in campo internazionale. Così il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente del Consiglio Matteo Renzi si accordano per una gestione congiunta dell’emergenza. L’obiettivo è evidente: evitare le elezioni, assicurarsi il Giubileo e mantenere una parvenza di normalità fino a quando la magistratura non avrà condannato i capi della rete criminale che da anni inquina Roma.

Renzi e Alfano hanno ideato una diarchia consolare: da una parte il sindaco eletto, Ignazio Marino, esponente del Partito democratico travolto dalla mafia e per questo commissariato da Renzi. Dall’altro Franco Gabrielli, prefetto e uomo di fiducia del ministro dell’Interno e dunque del centrodestra. Piccola concessione alle opposizioni: lo scioglimento per mafia del municipio di Ostia, un’operazione indolore visto che Ostia non è un Comune, ma dà prova della fermezza del governo “ove necessario”.

Escluse categoricamente le elezioni anticipate (sarebbe stato troppo pericoloso per gli equilibri politici nazionali), i partiti di governo giocano dunque la carta del “non potevamo sapere” e si preparano a sconfiggere la mafia, un nemico di cui stranamente ignoravano la presenza nonostante fosse ovunque, come sta mettendo in luce la magistratura.

Marino e Gabrielli vincono entrambi. Franco Gabrielli non solo supera «i gravi errori» (sono sue parole) nella gestione del funerale show di Vittorio Casamonica (capo di uno dei clan più potenti di Roma), ma viene premiato con una posizione di controllo e supervisione dell’amministrazione del centrosinistra. Marino è tuttavia contento: nonostante la bufera giudiziaria che ha travolto i suoi colleghi, mantiene la poltrona di sindaco del Giubileo. Il Pd, con il commissario Matteo Orfini, ha così il tempo di mettere i panni del partito “vittima e purificatore” per poi ottenere un rilancio alle prossime elezioni. Già pronta una manifestazione, non ad Ostia dove la mafia targata Pd regna, ma davanti alla chiesa di Don Bosco dove la mafia è solamente passata con un funerale su cui Gabrielli per Alfano non ha nessuna colpa.

Marino non è dunque un sindaco commissariato. Semplicemente è un sindaco che ha accettato un compromesso politico per mantenere il suo prestigioso ruolo, così come ha fatto Renzi con Alfano. Ecco che il messaggio che la politica romana dà agli italiani è semplice e diretto: «sbagliamo e ce ne freghiamo».

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