L’Europa è in guerra contro se stessa

Li aspettavamo e i terroristi non si sono fatti attendere. 192 morti e 2000 feriti nella strage di Madrid del 2004, a Parigi i morti sono 130 e oltre 350 i feriti. L’Europa deve convivere con l’integralismo islamico, lo sappiamo da 11 anni, ma questa volta lo scenario geopolitico del Mediterraneo è diventato più complicato. Rispetto al 2004, la Primavera araba ha destabilizzato il mondo islamico, la Libia è nel caos (per volontà della Francia che pretese l’abbattimento del regime di Mu’ammar Gheddafi), la guerra civile contro il regime di Bashar al-Assad ha favorito la nascita dell’Is in Siria (ex colonia francese). Oggi abbiamo oltre 4 milioni di profughi, un dramma che l’Europa ha lasciato crescere in modo irresponsabile.

Lo avevamo scritto il 23 ottobre: l’Isis incassa 500 milioni di dollari dal petrolio. Quanto pesano i nostri morti rispetto a questi affari? A seguito della strage di Parigi, il presidente della Repubblica francese François Hollande ha chiesto lo stato di emergenza come previsto dalla legge del 1955. È un tuffo nel passato, non certamente glorioso per la storia europea. L’Algeria, colonia francese, voleva l’indipendenza; iniziarono le stragi da entrambe le parti, fino alla vittoria algerina (dopo 7 anni di conflitto). Oggi, il premier Manuel Valls assicura che il vincolo di bilancio europeo sarà violato per aumentare le spese per polizia e sicurezza contro il terrorismo.

Qui tocca una riflessione. Violare il bilancio per armi e sicurezza si può, mentre portare più risorse per lo sviluppo è un errore? La povertà e l’instabilità politica sono la linfa principale del terrorismo islamico.  Abbiamo mostrato le immagini dei bambini boia. Gli integralisti islamici sono soprattutto giovani. Le nuove generazioni sono già contaminate e noi europei, sempre più vecchi, dopo aver lasciato crescere l’odio, dovremmo lottare per garantire la crescita civile di questi popoli. Altrimenti il risultato della strategia europea sarà assolutamente fallimentare.

A dimostrarlo è la successione degli attentati in Europa. Non parliamo di stragi ogni anno, ogni mese. Nell’ordine abbiamo avuto: Madrid (2004, ad oggi l’attentato più sanguinoso in Europa), Londra (2005) e due volte Parigi (2015). Molti attentati sono stati anche sventati (come il fortunato intervento sul treno Amsterdam-Parigi, o sempre in Francia l’attentato di Lione), ma nessuno di noi ha vissuto nel terrore in questi anni, nonostante la destabilizzazione di tutto il mondo islamico a seguito della Primavera araba.

I terroristi stanno aspettando in attesa di sferrare attacchi a catena? Non è escluso, ma tirare profezie di sventura è assolutamente azzardato perché, come è stato dimostrato, il terrorismo è stato finanziato anche da noi europei. In fin dei conti, conosciamo gli integralisti meglio di quanto si pensi.

Nel 1972, Settembre Nero fece la strage all’Olimpiade di Monaco. Con il passare degli anni abbiamo visto che la strategia del terrorismo islamico è rimasta la stessa: massacrare civili, perché manca la forza per sconfiggere gli eserciti. Fanno leva sulla coscienza collettiva, in modo da modificare le scelte politiche e militari. La prova? L’unico risultato degli attentati di Madrid è stata a vantaggio dei terroristi. La Spagna infatti si ritirò dalla guerra in Iraq per paura di nuovi attacchi.

Strage a Parigi, bombe su Raqqa. La reazione immediata ricorda quella degli Stati Uniti contro i talebani. Risultato della guerra a Kabul: i talebani non sono al potere, sconfitti sul piano militare, ma continuano a fare stragi. Nell’economia della nostra sicurezza, il rischio attentati non è stato risolto.

A gennaio, dopo gli attentati di Charlie Hebdo, visitai il Marocco. Ospite di un simpatico commerciante, sdraiati su un tappeto nel suo negozio, tra gustosi dolci e l’ottimo tè alla menta, iniziammo a parlare di politica. «Qui parlate tutti francese, la Francia è per voi ancora così importante?», chiesi. La risposta fu sarcastica: «I francesi sono così forti che è bastato qualche proiettile per metterli in crisi». Era un musulmano moderato, a tal punto che mi confidò che  non aveva nessuna prova dell’esistenza di Dio, quindi ciascuno era libero di dire la sua e vivere in libertà. Lo ascoltai con grande attenzione perché mi diede importanti chiavi di lettura di quello che sta accadendo nel mondo.

Entrare in Siria significa accettare la guerra tra noi. Lo abbiamo evitato in questi anni e appena abbiamo deciso di ostacolare la crescita dello Stato islamico sono arrivati in pochi giorni 350 morti, 224 su un areo civile russo e 129 a Parigi.

I terroristi ci provocano massacrando i cristiani, sperando che dai cristiani arrivi la guerra di religione, o la guerra tra civiltà. Una trappola che dobbiamo evitare come la peste.  Il problema del terrorismo è un problema culturale. Le opzioni militari contano solo per mettere le pezze ai nostri errori. Quando bloccheremo le pistole, si armeranno di coltelli, se bloccheremo i coltelli, si butteranno con le macchine sulla folla. Non sono paure, è quello che succede in Israele, dove per impedire gli attentati hanno costruito muri e dove ad ogni morto israeliano corrisponde una risposta militare. E noi, con chi ce la prenderemo? L’esplusione di qualche decina di potenziali terroristi ci farà vivere più sereni?

Infiltrare terroristi in Europa è un gioco semplice. Centinaia, forse migliaia di potenziali attentatori sono tra noi, pronti ad intervenire. Ne abbiamo già avuto le prove sul treno Amsterdam-Parigi sventato fortunatamente da soldati americani. È stato un caso. I mafiosi hanno arsenali che non siamo mai riusciti a fermare, il racket delle estorsioni non ha mai smesso di far saltare negozi per intimare il pagamento del pizzo. Credere che qualcuno possa realmente disarmare i terroristi è ridicolo.

La Francia non ha interessi in un Mediterraneo ricco e stabile, perché questo sposterebbe il baricentro dell’Europa verso Sud, a vantaggio dell’Italia. Attenzione dunque a fare da spalla militare alla Francia sulle ali della commozione: diventeremmo la prima linea di uno scontro tra civiltà, esattamente come vuole l’estremismo islamico. Cadere nella trappola è da folli.

 

Alessandro G. Porcari

@paceinterra_it