Le Olimpiadi aprono ai rifugiati

Le Olimpiadi di Rio de Janeiro in Brasile entrano nella storia. Il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha infatti approvato la partecipazione di atleti rifugiati. Non era mai accaduto prima. Infatti gli atleti che partecipano alle Olimpiadi rappresentano i rispettivi Paesi, mentre i rifugiati erano di fatto atleti senza patria. Ora invece sfileranno e gareggeranno con la bandiera olimpica. «Sarà un simbolo di speranza per tutti i rifugiati del mondo e porterà una maggiore attenzione sulle crisi internazionali», ha detto all’Onu  Thomas Bach, presidente del Cio, che ha anche annunciato lo stanziamento di 2 milioni di dollari per la selezione e preparazione degli atleti che avverà con il sostegno dei Comitati olimpici nazionali dei Paesi che hanno accolto il rifugiato.

Interessanti sono i risvolti politici che questa novità comporta. Un atleta fuggito dall’oppressione di un regime gareggerà con la bandiera olimpica al fianco di atleti del suo paese di origine. Per i regimi locali si tratterebbe di un boomerang mediatico, soprattutto in caso di vittoria del rifugiato. Allo stesso tempo, per paesi in guerra civile, la semplice partecipazione di un rifugiato darà un messaggio di pace e futura rinascita.

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