La Grecia medita il suicidio

È una storia commovente. La piccola Grecia contro la bellissima Europa. Amata da Zeus, odiata dai greci che in un atto di pura disperazione chiedono ad Alexis Tsipras di uccidere la principessa. Ridotti in crisi da una classe dirigente irresponsabile, i greci sono convinti che la ragione della recessione sia Bruxelles.

Eppure c’è voluta l’Europa per costringere la Grecia alla riforma pensionistica, in un Paese che aveva alzato l’età pensionabile da 57 a 60 anni, ma a partire dal 2020 e fino al 2050. Un vero e proprio scempio finanziario pari al 17% del Pil. Appena quattro anni fa, la Grecia occupava la posizione 109 su 163 paesi al mondo per la facilità di fare impresa. Poi con le riforme volute dall’Ue è arrivata al posto 61, poco distante dall’Italia (posto 56). Infine c’è il debito pubblico di 330 miliardi, contro una ricchezza prodotta poco superiore ai 200 miliardi. Per riequilibrare i conti Atene dovrebbe tagliare  la spesa per pensionati e dipendenti pubblici, che però sono lo zocccolo duro dell’elettorato ellenico. Totale: 3,3 milioni di abitanti. A cui bisogna aggiungere 2,6 milioni di abitanti minori di 24 anni, in gran parte studenti e disoccupati. Dunque il 46% della popolazione (compreso il 26% di senza lavoro) dovrebbe sostenere il 54%. Bastano questi dati per capire che la crisi greca non è colpa del piano di salvataggio europeo. All’Europa piuttosto si può attribuire la responsabilità di aver costretto i politici greci a riforme che avrebbero voluto rinviare.

La nostra Costituzione contiene una perla di antica saggezza. «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio», recita l’art. 75. Il popolo è sempre contrario a tasse e tagli di spesa pubblica. Quindi un referendum non solo sarebbe inutile, ma persino pericoloso per la stabilità del Paese. In Grecia questo non vale. In nome del populismo, Alexis Tsipras alleato con l’estrema destra ha ottenuto un referendum contro il piano europeo di salvataggio che il premier ha trattato per mesi. Rifiutano il referendum i comunisti, socialisti, centrodestra e centristi, ma non basta.

      Tsipras chiede ai greci un mandato al suicidio. Dalla sua elezione ad oggi la borsa di Atene è in costante altalena, la condizione perfetta per la speculazione finanziaria. L’uomo che combatte le oligarchie ha mantenuto le condizioni ideali per il loro guadagno. In una settimana i figli di Zeus devono scegliere se accettare o meno un piano complesso di tagli che Tsipras dice di aver subito dopo mesi di trattative. Vuole così lavarsi le mani, con la scusa della democrazia «Siamo stati eletti con il 37% dei voti, vogliamo il consenso del 50%» ha spiegato. In sintesi vuole che il popolo greco metta una firma sulle cambiali, così il finto leader potrà vivere sereno. Volete più tasse, più tagli, più sacrifici voluti dall’Europa? La risposta del popolo è quasi scontata. Qui si nasconde la furbizia di Tsipras. Se i greci confermeranno il no voluto dal premier, ogni sofferenza sarà nascosta dall’ideologia dell’indipendenza della “culla della civiltà mondiale”. Dopati dai tanti euroscettici che invitano Atene ad abbattere l’Europa, i greci finiranno per fare da cavia per la finanza mondiale che ha già pronta la lista dei beni da comprare, come fa qualsiasi curatore fallimentare. Se i greci invece dovessero dire sì, contro la richiesta di Tsipras, il leader di Syriza si presenterà a Bruxelles ridicolizzato dal suo stesso popolo, e dovrebbe dimettersi dopo aver firmato il piano di salvataggio. Dovrebbe dimettersi, sottolineamo, perché Tsipras è un populista di razza e potrà sempre dire che «obbedisce alla volontà del popolo», pur di conservare il posto. Conseguenze immediate in caso di dimissioni: nuova speculazione sui mercati, instabilità, manifestazioni, scontri, fino a nuove elezioni dall’esito incerto.

Nessuno sa realmente cosa potrà succedere alla Grecia ribelle, questo dovrebbe far riflettere i greci. Christopher Pissarides, premio Nobel per l’Economia, ha detto che il risultato potrebbe essere «il più drammatico calo degli standard di vita nella recente storia economica». Più povertà, più disoccupazione, più isolamento. I greci hanno già cominciato la corsa agli sportelli bancari così le banche avranno meno liquidità per i prestiti. Senza il sostegno dei creditori europei, la Repubblica Ellenica non avrà soldi per pagare pensionati e dipendenti pubblici, con ovvie conseguenze sui consumi. Poi potrebbe tornare la dracma, svalutata e debole. Ma questa è solo un’ipotesi per ora, perché il referendum del furbo Tsipras non è sull’euro, ma su tagli e tasse. Un modo per dire a Bruxelles: «Non sono io che vi dico no, ma è tutto il popolo».

Impossibile che in queste condizioni arrivino investimenti privati internazionali. La Grecia geograficamente è schiacciata tra i Paesi balcanici che vogliono integrarsi in Europa, il gigante turco con un’economia in forte crescita, il Mediterraneo arabo nel caos e forte concorrente proprio verso gli investimenti delle potenze mondiali. Non ci sono ragioni reali che possano portare investimenti privati o pubblici proprio in Grecia.

In questa confusione c’è Tsipras: incapace di scegliere, ottima marionetta in mano agli speculatori della finanza, pronti a spartirsi il suo Paese. Con il consenso del popolo, ovviamente.