La Fao pubblica l’Atlante delle migrazioni. Focus sui flussi africani

Uno strumento per migliorare la comprensione dei flussi migratori africani e stimolare così il dibattito politico. L’Atlante delle migrazioni, pubblicato dalla Fao, osserva che la grande maggioranza degli africani (il 75%) migra all’interno dell’Africa, mentre la stragrande maggioranza dei nord africani (circa il 90%) emigra verso l’Europa. Nella maggior parte dei paesi dell’Africa sub-sahariana la migrazione interna è il modello dominante. Ad esempio, la metà dei migranti del Kenya e del Senegal si sposta all’interno delle frontiere nazionali, e in Nigeria e in Uganda, la migrazione nel paese è pari all’80%. Questo avvalora le stime globali che indicano che il numero di persone che si spostano all’interno dei loro paesi è sei volte superiore al numero di emigranti.

Attenzione al boom demografico. La popolazione dell’Africa subsahariana tra il 1975 e il 2015 è cresciuta di 645 milioni di persone e dovrebbe aumentare di 1,4 miliardi nei prossimi quarant’anni (entro il 2055), un elemento demografico unico nella storia del mondo. Questo vuol dire che entro la metà di questo secolo, la popolazione rurale dell’Africa sub-sahariana si prevede aumenterà del 63%. L’Africa sub-sahariana è l’unica regione al mondo dove la popolazione rurale continuerà a crescere dopo il 2050. Questo vuol dire  una massiccia espansione della forza lavoro con  circa 220 milioni di giovani rurali  che entreranno nell’età lavorativa nei prossimi 15 anni. Una simile popolazione rurale determinerà necessariamente una grande pressione sul settore agricolo, rendendo la necessità di diversificazione economica e la creazione di posti di lavoro più critici. I migranti rurali sono soprattutto giovani uomini under 34. Fanno eccezione Mozambico, la Repubblica Democratica del Congo e il Burkina dove sono soprattutto le donne a spostarsi.

Flussi imprevedibili. La bomba demografica africana rende necessaria una pianificazione strategica dei possibili flussi migratori. È importante organizzare  canali migratori sicuri, ordinati e regolari, prevedere lo sviluppo di grandi città sostenibili e maggiori investimenti nelle città intermedie. Sarà determinante anche lo sviluppo di piccoli habitat rurali con la fornitura di servizi di qualità.  Detto altrimenti, occorre fare in modo che le migrazioni non siano più dettate da ragioni di sopravvivenza, ma prima servirà fermare le guerre che sconvolgono da anni il continente.

 

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