Il Vietnam secondo Brunetta

«Il Vietnam è arrivato». Renato Brunetta lancia la campagna militare contro il governo Renzi grazie al clamoroso pareggio, 10 a 10, con cui la I Commissione del Senato ha dato parere negativo sulla costituzionalità di qualche emendamento al disegno di legge di riforma della scuola. Un fatto che farebbe poco rumore se invece non ci fosse Mario Mauro a vestire gli abiti del generale: «Da un punto di vista costituzionale la Buona scuola è scritta male – ha spiegato il senatore – pertanto fermiamoci e riscriviamola meglio».

Un fulmine per tutti i giornali: «Governo battuto, stop alla riforma della scuola», scrivono imprudentemente alcuni. E qui occorre riflettere. Nessuno stop, nessuna battaglia persa, al massimo uno stupido inciampo. La riforma della scuola è infatti in discussione in VII Commissione al Senato, dove il presidente Andrea Marcucci sembra assolutamente sereno. Il parere della I Commissione è infatti consultivo e non ha riguardato i presupposti di costituzionalità del disegno di legge. Per intenderci: il Senato non ha dichiarato incostituzionale la riforma della scuola.

Nel Vietnam brunettiano sembra finire anche la commissione Bilancio, anch’essa chiamata ad esprimere un parere. Slitta il voto previsto per oggi, ma si parla di poche ore, due giorni al massimo. Tutto qui. È questa la fine del governo Renzi? Non scherziamo.

Piuttosto è bene riflettere sulle dinamiche abbastanza singolari con cui la commissione Affari costituzionali del Senato è finita sui titoli di tutti i giornali. L’assenza di tre senatori Ncd ha fatto venire meno la maggioranza. Gaetano Quagliariello, Andrea Augello e Salvatore Torrisi avrebbero votato sì, ma evidentemente oggi avevano altro da fare. Mancavano inoltre i tre senatori del Movimento 5Stelle, impegnati con la consegna delle firme per il referendum contro l’euro e la richiesta di dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino. Così al centro, a fare da ago della bilancia si è trovato Mario Mauro, che solo pochi giorni fa ha detto addio alla maggioranza.

Gli hanno dato un fucile in mano e l’ex ministro della Difesa del governo Letta ha colpito, mettendosi in prima linea contro la riforma. Dove la sinistra, quella vera, ha fallito, c’è riuscito lui, moderato, cattolico, apparentemente innocuo. Qualche ferito sul campo, ma chiamarlo Vietnam è francamente ridicolo.