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Intervista ad Alberto Ronchi

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Da tombe che diventano musei, a musei che diventano tombe. Alcuni lavoratori dei musei civici di Bologna ricorrono a uno spinto sarcasmo per descrivere il futuro del servizio pubblico culturale. Domenica l’appuntamento è al cimitero della Certosa. Si racconterà la storia di benefattori defunti che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio pubblico bolognese Raffaele Belluzzi, Marcellino Sibaud, Antonio Zannoni, Nerina Armandi Avogli.

L’appalto di alcuni servizi ai privati sta procurando non poche preoccupazioni ai lavoratori. Un bando unico per i musei civici per coprire diversi servizi già di competenza dei dipendenti comunali. Dall’allestimento delle mostre, al trasporto e movimentazione opere, fino alla gestione di attività amministrative e conservazione dei patrimoni.

L’assessore alla cultura Alberto Ronchi va avanti. «Non risponde alle nostre domande, speriamo nell’incontro del 4 giugno», fanno sapere dall’Assemblea lavoratori autorganizzati Istituzione Bologna musei. Ma l’assessore non ci sta e spiega a LaStefani il suo punto di vista.

Assessore, cosa non va in questo bando?

Io sono sereno. Ho fatto tutti i passaggi che dovevo fare dal punto di visto politico. Dal punto di vista tecnico non è mia competenza, quindi non ho nulla da dire. Mi sono confrontato con i dirigenti dei musei bolognesi. Ho chiesto se questo tipo di intervento provocasse cambiamenti organizzativi interni. Mi è stato risposto di no e ho avuto le necessarie garanzie organizzative sui dipendenti pubblici.

Temono il demansionamento…

Questa è una prospettiva assolutamente esagerata. L’ho detto anche a Cgil, Cisl, Uil e Usb che sono i sindacati che hanno protocolli d’intesa con il Comune. Parliamo di servizi già esternalizzati. Le funzioni dei dipendenti comunali non cambiano. Il vero cambiamento è che con la creazione dell’Istituzione unica dei musei abbiamo fatto un bando. Abbiamo superato la frammentazione dei bandi che c’era prima.

Perché allora i lavoratori sono in stato d’allerta?

Ci sono cose balzane, come gruppi di lavoratori che chiedono di aver risposte da me. Ho modificato molte cose in questi anni e ogni volta c’è stata una risposta di tipo conservatrice. Mettono in mezzo le ideologie, non so di cosa abbiano paura. Forse hanno altre priorità come il socialismo, ma io non sono abituato a ragionare in queste prospettive, non mi interessano. Quando abbiamo riformato l’Istituzione museale, tutti si sono improvvisamente interessati ai musei. Prima andava tutto bene? Allora qualche sospetto mi viene. Se i musei bolognesi hanno problemi, i cambiamenti vanno fatti.

Il lavoro dei dipendenti pubblici sarà integrato da quello di esterni?

È già così. Questo è quello che non comprendono. La cosa che mi fa ridere è che noi abbiamo municipalizzato l’Arena del Sole. La privatizzazione della cultura non è quello che dicono loro. È altro e sta avvenendo da venti anni: sono i consigli di amministrazione che decidono gli indirizzi culturali messi al posto degli organi eletti. Questi signori non hanno avuto niente da dire politicamente allora e parlano adesso?

Ma i lavoratori dicono che hanno già tutte le competenze necessarie. Perché esternalizzate?

So che abbiamo bravissime persone che lavorano nei musei. Ma dobbiamo interrogarci sul perché i nostri musei non abbiano appeal nel mondo, dobbiamo metterci in discussione. Parliamoci chiaramente: io non ricevo richieste da musei internazionali per avere esperti all’interno dei musei di Bologna. Anche io posso dire che sono il massimo esperto mondiale di qualcosa, ma se poi non ci sono prove non vuol dire nulla.

Questo bando è quindi una scelta di innovazione?

No, per quella serve ripensare agli allestimenti e fare investimenti. Questo bando è solo una conseguenza dell’integrazione dei musei. Con la base d’asta i cittadini risparmieranno l’8,7% rispetto ai bandi precedenti. Noi stiamo investendo sulla cultura. Il nostro bilancio della cultura occupa il 6,6% di quello comunale, una cifra ben più alta di quella nazionale. Siamo convinti che il controllo degli indirizzi debba essere pubblico e lo stiamo facendo

I lavoratori dicono che il risparmio in realtà non c’è perché il periodo a cui si riferisce il nuovo bando è diverso rispetto a quello precedente.

È vero che i tempi sono diversi. Ma a maggior ragione, con tempi più lunghi tuteliamo i lavoratori dal precariato. Per me non ci sono solo i dipendenti pubblici. Anche i lavoratori precari delle cooperative hanno un valore e devono essere tutelati.

Cosa pensa della manifestazione di domenica?

Sono liberi di farla. C’è una parte dei lavoratori che si preoccupa, che vuole scioperare perché mettiamo in pericolo non so nemmeno cosa, lo facciano. Io mi interfaccio con i sindacati che hanno protocolli di intesa con il Comune. Non posso rispondere ai singoli dipendenti.

Nessun demansionamento per i dipendenti pubblici quindi?

A parte che questa visione di dover fare sempre le stesse cose fossilizza il sistema. Noi dobbiamo costruire insieme un sistema in cui l’utenza abbia la massima soddisfazione. Gli utenti e i tempi cambiano. I musei non possono rimanere uguali. Se parliamo di un cambiamento di un ruolo, lo ribadisco, non c’è nessun cambiamento nell’organizzazione dei dipendenti pubblici. Se invece parliamo di modernizzazione, la risposta è sì, stiamo lavorando per cambiare.

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