Inchiesta petrolio e disinformazione. L’agricoltura lucana si ribella alla calunnia

Scandalo petrolio lucano e disinformazione. La formula perfetta per la speculazione economica contro l’agricoltura della Basilicata. Nessun indagato per disastro ambientale, come ha precisato il procuratore di Potenza Luigi Gay, eppure i media ricorrono ad una semplificazione infondata: corruzione e traffico illecito di rifiuti (ancora presunti) sul petrolio lucano significano inquinamento di acqua e terreni, disastro ambientale e rischi per la salute.

«L’attacco  mediatico in atto che mette in relazione i nostri prodotti con l’inquinamento è una vera calunnia a cui intendo a difesa del nostro sistema produttivo e dell’agroalimentare lucano, rispondere con grande determinazione», così Luca Braia, assessore alle Politiche agricole della Regione Basilicata, tuona contro la disinformazione. «Non ci sono elementi che possono consentire ai media nazionali di far passare il messaggio strumentale, cinico e oltremodo dannoso per l’economia agricola lucana, che la Basilicata sia inquinata e che le nostre produzioni siano a rischio», insiste Braia.

Del resto dobbiamo accettare l’ovvietà. Se i terreni e soprattutto l’acqua fossero inquinati, i magistrati dovrebbero già oggi sequestrare migliaia di prodotti, di terreni, non solo in Basilicata, ma persino in Puglia che si disseta con l’acqua lucana. Insomma, un disastro di proporzioni nucleari, altro che petrolio. Inoltre aver taciuto sul disastro ambientale sarebbe un suicidio per qualsiasi lucano, perché avrebbe compromesso la salute di tutta la sua famiglia.

È evidente che siamo di fronte ad una speculazione, qualcosa che ricorda le folli  ipotesi sulla qualità dell’olio pugliese a causa della Xylella. Per questo, nel rispetto di chi lavora la terra lucana e di chi compra i prodotti, è bene chiarire alcuni aspetti che ci riguardano direttamente.

Il biologico. La Basilicata produce biologico (assenza di fitofarmaci) con il 23,9% delle superfici ortofrutticole (55.000 ettari, con 1.314 addetti). Le aziende si sottopongono ai controlli di enti certificatori terzi per mantenere la certificazione di organismi accreditati a livello nazionale. I parametri di qualità richiesti, annualmente, sono quindi rispettati. Non solo. Il Piano di sviluppo rurale prevede un investimento di 87 milioni di euro nei prossimi anni, a prova che il settore è in crescita perché sano e che l’agricoltura lucana non ha nessuna paura dei controlli, anzi.  Il miele. 29.000 alveari ed il valore  in termini di produzione lorda vendibile. Considerando solo il prodotto miele e non i sottoprodotti si stima in circa 3,4 milioni euro/anno. Anche questo settore vanta certificazioni.

Il vino, con certificazioni Doc, Igt, Docg per produzioni provenienti dall’intera Basilicata, con in testa il Vulture (Aglianico) ed il materano, dall’area della Val D’Agri quali il vino Alta Val D’Agri e il Grottino di Roccanova, ad esempio. Gli allevamenti spesso allo stato brado in tutti gli areali regionali con una produzione di latte e formaggi di cui la Basilicata è straordinariamente ricca. Il latte è venduto per il 33% a grandi marchi nazionali che proprio con il latte lucano fanno il loro latte di qualità superando test rigorosi ed identici a tutti quelli dei produttori nazionali ed internazionali. Olio extravergine d’oliva di qualità, 10 sono inseriti nella guida del Gambero Rosso. Un olio di Matera ha vinto il concorso internazionale Sol D’Oro di Sol&Agrifood. L’ortofrutta vanta certificazioni internazionali per kiwi e agrumi con controlli fitosanitari. I prodotti dell’ortofrutta sono esportati in tutto il mondo compresi rigidi mercati canadese, tedeschi e di tutto il Nord Europa. I peperoni cruschi di Senise conquistano nicchie di notorietà e varcano quotidianamente i mercati extra regionali andando su tutti i mercati compresi la grande distribuzione.

Se l’agricoltura lucana non fosse sana ci troveremmo di fronte ad uno scandalo di certificazioni, di analisi che riguarderebbero non solo la Basilicata ma tutto il Paese. O vogliamo credere che tutti i corrotti italiani si siano improvvisamente annidati in Basilicata? Siamo seri e buon appetito.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

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