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Svimez: il Mezzogiorno alla deriva

È una lenta agonia. Il Sud Italia sta morendo colpito da decenni di inutili politiche per lo sviluppo. Un dramma certificato dall’ultimo rapporto Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. L’economia meridionale segna tassi di collasso superiori a quelli della Grecia. Dal 2001 al 2014, il Sud ha ceduto il 9,4% della sua ricchezza, contro il -1,7% della Grecia, in un contesto europeo che è cresciuto del 18% (Centro-Nord italia +1,5%, Spagna +21%, Paesi Non-euro +31,4%). Il derby del sottosviluppo Sud-Grecia va invece a favore delle regioni meridionali italiane se si prendono in considerazione gli ultimi sette anni. Dal 2008 al 2014, il Sud ha perso il 13% del suo Pil, contro il 25% degli ellenici. Un magra consolazione, che ha il sapore della disperazione in atto nell’economia italiana.

Non c’è settore che si salvi. Crolla l’industria (-35% dal 2008), mentre l’agricoltura e pesca lasciano sul terreno quasi l’11% del proprio valore aggiunto (+5% invece nel Centro-Nord). Doveva essere il settore inossidabile del Meridione, invece torna l’abbandono delle campagne e l’emigrazione, conseguenza naturale di quell’incapacità cronica di creare rapporti tra agricoltura e industria come è avvenuto nel Nord, in Emilia-Romagna ad esempio. Non a caso nel settore primario merdionale crollano gli investimenti, ridotti negli ultimi sette anni del 38% (nel Nord sono calati dell’11%).

Per Svimez il male del Sud è oggi l’Europa. L’allargamento a Est, la mancata armonizzazione fiscale tra Paesi membri, la presenza di Paesi con monete con cambi più favorevoli rispetto all’euro hanno creato asimmetrie non superabili nel breve periodo; a meno di non ricorrere rapidamente alle Zes, zone economiche speciali, ossia porti con regimi di favore (fisco e burocrazia doganale), un modello che ha già avuto successo in Polonia e Paesi baltici. Per lo sviluppo, il Mezzogiorno non deve dunque guardare al Nord Italia, ma alle periferie dell’Europa, Balcani in testa, con l’aggravante di essere collocati in un Mediterraneo in pieno caos politico, con Paesi affamati di investimenti internazionali.

In queste condizioni, ai meridionali non resta un’antica quanto radicale soluzione: emigrare. Dal 2001, hanno abbandonato il Sud 744mila persone, in gran parte (70,7%) di età inferiore ai 34 anni e laureati (il 27%). È la generazione di senza lavoro, una piaga di cui l’Istat ci ha ampiamente informato. Così il Mezzogiorno si spopola e la natalità raggiunge i livelli di 150 anni fa. Una condizione che ricorda la Romania.

Il rapporto evita di tirare in ballo le mafie nonostante siano storicamente la grande zavorra dello sviluppo. Si evita inoltre di mettere il dito nella piaga dell’incapacità delle Regioni meridionali di pianificare il proprio futuro, a prescindere dall’alternarsi dei governi locali. Il rapporto non entra così in questioni strettamente locali eppure non possiamo ignorare che la crisi economica del Sud è prima di tutto una crisi della politica locale.

Un esempio è la Basilicata, da molti additata come modello di “buon governo”. In una Regione tra le più povere di Italia il petrolio non ha saputo rivoluzionare l’economia locale e si sta trasformando paradossalmente in una maledizione che potrebbe presto infettare il mare con trivelle. Per Svimez, tra il 2008 e il 2014 il Pil della Basilicata ha ceduto quasi il 17%. Peggio ha fatto solo il Molise (-19,1%). Un disastro dimostrato anche dal «significativo miglioramento» (così lo chiama il rapporto) nel 2014, con un calo del Pil lucano di appena lo 0,7%, quando la Grecia ha segnato un risultato simile ma di segno opposto +0,8. Così nel Sud Italia si può restare nel pantano anche con il giacimento petrolifero più grande dell’Europa continentale. Colpa dell’Europa?

Se l’Europa per Svimez è un problema, un po’ di speranza potrebbe arrivare da Matera2019. La cultura europea che sceglie il Sud Italia come sua capitale, dà il senso della scommessa vinta grazie ad una politica locale che ha saputo mettere da parte invidie di partito e ha guardato al bene comune con un progetto di sviluppo credibile. Matera, città antichissima, ma danneggiata economicamente da politiche nazionali e regionali che hanno pianificato il suo isolamento, privandola di autostrade e persino delle ferrovie dello Stato, può diventare modello per un Sud diverso. Una favola straordinaria: la Cenerentola di Italia diventata improvvisamente una regina. È una scommessa che si può perdere come è successo con il petrolio oppure vincere. La responsabilità per favore diamola a noi stessi.

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