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Il Presepe vivente nei Sassi

«Semplicemente un presepe», un turista commenta così il panorama dei Sassi, affacciandosi dal belvedere di piazzetta Pascoli. Il binomino Matera-presepe è ormai tra le definizioni più affermate della Capitale europea della cultura 2019. Il richiamo alla Terra Santa ha ispirato registi (da Pier Paolo Pasolini a Mel Gibson) e così c’è chi ha pensato che Matera dovesse diventare un presepe abitato da persone e animali in carne e ossa.

Il risultato è straordinario. Non servono scenografie artificiali tra le case di tufo, le strade e le scale scolpite nel paesaggio naturale. Il successo dell’iniziativa ha fatto del Presepe Vivente un classico dell’inverno materano, nonostante sia solo alla VI edizione. Anno dopo anno, il progetto cresce e cattura l’attenzione di decine di migliaia di persone (30mila nel solo ponte dell’Immacolata).  «È il presepe più grande del mondo» dicono gli organizzatori del Matera Convention Bureau. A pensare in grande, la Capitale europea della cultura 2019 ha ospitato le scenografie di Ben Hur arrivate dagli Studios di Cinecittà per dare ai Sassi quel tocco di Impero romano a cui apparteneva la Palestina di Gesù, Ponzio Pilato e Erode. A pensare in grande, il Presepe abbatte le barriere e apre ai diversamente abili. Il 3 gennaio, con la partecipazione di tutte le associazioni di volontariato, verrà garantito il pieno e libero accesso ai visitatori diversamente abili ed ai loro accompagnatori.

La Famiglia, il tema centrale dell’edizione 2015-2016, si mostra nel suo ruolo di “memoriale” della Sacra Famiglia. Un fascio laser che viene dalle grotte che sono dall’altra parte del torrente Gravina, che divide in due il paesaggio rupestre conosciuto in tutto il mondo, è l’unica concessione alla modernità. Spettacolare accoglienza per i visitatori, che vengono proiettati al centro del mistero dell’Incarnazione, compiuto proprio in una grotta. È come una macchina del tempo.

L’itinerario dall’1 al 3 gennaio si stende per 1,5 chilometri, anche se ad inizio dicembre si è arrivati a 5 chilometri. È un percorso che idealmente e fisicamente porta verso l’alto: si parte sul piano ma presto si comincia a salire lungo le scale che caratterizzano gli storici quartieri materani. Si percorre il Sasso Caveoso come fosse la Betlemme di un tempo. Si incontrano pastori, donne intente a filare, artigiani, i Re Magi, i sacerdoti del Tempio, fino ad incontrare la mangiatoia dove c’è la Famiglia per eccellenza, quella di Giuseppe e Maria e un bambolotto, unica creatura risparmiata al freddo della Murgia materana.

I turisti apprezzano e si lasciano abbracciare dalla vita della Palestina lucana. Scherzano con gli oltre cento figuranti. Si divertono soprattutto a farsi fotografare con i Re Magi che posti lungo il cammino sono facili prede dei turisti. Più riservati i sacerdoti del tempio che ti guardano dall’alto verso il basso seduti con solennità in una piazzetta che si affaccia sul percorso, difesa da soldati mori. In ogni contesto, i figuranti sono pronti a spiegarti chi sono e cosa fanno.

L’arrivo alla Mangiatoia è il traguardo posto al termine del percorso in salita, prima dell’uscita. La folla è tenuta a distanza, ma non al punto da impedirle di provocare scherzosamente Giuseppe e Maria. «Chi è al tuo fianco?”, chiede un uomo con accento veneto a Maria, per capire il ruolo dell’uomo seduto all’ingresso della mangiatoia. «È l’asinello» ribatte prontamente un altro turista. Maria non riesce a trattenere il sorriso, rompendo quel “sacro distacco” che il suo ruolo le impone. Forse è questa la caratteristica del presepe di Matera: più che essere vivente è un presepe vissuto.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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