Il petrolio crolla, il governo ferma le trivelle in mare

Il Sud esulta: emendamenti alla Legge di Stabilità bloccheranno le trivelle in mare. Un successo che le Regioni meridionali, Basilicata in testa, attribuiscono alla battaglia politica fatta in questi mesi, culminata con la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli 37 e 38 dello Sblocca Italia.

In realtà non è stata la forza politica del Sud a fermare le trivelle, ma il prezzo del petrolio.

Claudio De Scalzi, amministratore delegato dell’Eni, ha dichiarato che il break-even (il punto di pareggio tra costi e ricavi) per i progetti futuri di estrazione è tra i 40 e i 45 dollari al barile. Ma l’Eni vuole fare profitto, quindi cerca un prezzo del petrolio più alto del pareggio. Oggi invece siamo sotto quota 40 dollari, quindi l’Eni (azienda amministrata da persone nominate da Matteo Renzi) di fatto ammette che lo scenario attuale, che si prevede durerà per tutto il 2016, rende insostenibile qualsiasi nuovo progetto. Lo Sblocca Italia può essere modificato senza problemi perché tanto nessuno ne avrebbe tratto vantaggio.

Il petrolio iraniano potrebbe portare il prezzo del greggio stabilmente a quota 35 dollari. Di conseguenza, molti progetti in tutto il mondo saranno bloccati. Si prevede un rinvio dell’attività estrattiva anche dei nuovi giacimenti nel Mar Caspio, figurarsi quanto possano pesare oggi gli ipotetici giacimenti nel mare italiano.

Logica conseguenza: Renzi non ha nessun interesse a portare avanti una battaglia referendaria e uno scontro con le Regioni. Sarebbe stato tutto diverso con un prezzo del petrolio alle stelle, con gli italiani incentivati a accettare nuove estrazioni con la promessa di riduzione del carico fiscale e con le amministrazioni delle Regioni che avrebbero accettato perforazioni come hanno già fatto in passato per qualche misero guadagno in cassa (10% del valore estratto a terra).

Dimezzate le royalty. Dal 1998 al 2014, l’Eni ha versato al territorio lucano 1.640 milioni di euro, pari a circa 100milioni di euro l’anno.  Ora, il crollo del petrolio sarà uno choc per la Regione Basilicata. Dimezzate le royalty dei ricchi giacimenti, con effetti ancora tutti da stabilire sul bilancio regionale.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it