Il conflitto di interessi del ministro Boschi

Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi è la figlia dell’ex vicepresidente della Banca Etruria. Ex non perché abbia perso potere internamente, sia chiaro, ma perché l’istituto è stato commissariato a seguito della disastrosa gestione. La Banca è stata salvata dal governo per decreto, nonostante le poco trasparenti e ancora da chiarire operazioni sul mercato obbligazionario. Fino a qualche mese fa il ministro deteneva 1.557 azioni della banca amministrata dal padre, sottolinea ilSole24ore. Poca roba, ma il giusto per confermare quell’espressione che era un tempo cara alla sinistra italiana: conflitto di interessi.

Il Movimento 5 stelle chiede a gran voce le dimissioni, mentre il centrodestra politicamente potrebbe non esporsi. Troppi “figli di” sono imbucati qua e là nel mondo politico ed economico trasversale e il voto contro Boschi rischia di mettere paura a più di qualche parlamentare. Sarebbe un precedente troppo pericoloso. Il ministro non ha nulla da temere in Parlamento e la sua ostentata sicurezza ne è la prova: «Vediamo chi ha la maggioranza», ha detto. Nessun dubbio sulla risposta: se è passata la fiducia sulla riforma costituzionale evidentemente il ministro può fare quello che vuole.

Il problema questa volta però è molto più profondo di un semplice conflitto politico personale.

Il ministro è rappresentate della riforma costituzionale che dovrà essere approvato tramite referendum. Presentarsi al popolo italiano significherà molto di più che avere la maggioranza in Parlamento e la sua arroganza non sarà dimenticata. «Vediamo chi ha la maggioranza» grideranno nelle piazze.

Per Matteo Renzi presentarsi al referendum con il nome del ministro significa porre gli italiani non di fronte al merito della riforma, ma all’antipatia manifesta di un ministro in palese conflitto di interesse. Insomma, Renzi (che già non gode del consenso della maggioranza degli italiani) vorrà chiedere agli elettori di approvare una riforma che porta il nome del Banco Etruria, commissariato, disastrato e poi salvato nonostante le ancora dubbie operazioni sul mercato obbligazionario? Il processo andrà avanti a lungo e potrebbe coincidere con la campagna referendaria.

Tenersi la Boschi è un suicidio politico e rischia di mandare all’aria tutta la riforma. Il referendum potrebbe trasformarsi in un “pro Boschi” o “contro Boschi” e per un ministro imbucato dalla Leopolda è davvero troppo. La Signora Banca d’Etruria non ha il potere e la credibilità per affrontare nelle piazze lo sdegno del popolo italiano per quanto sta emergendo negli investimenti della banca, resi drammatici dal suicidio di un pensionato di 68 anni che ha perso 110 mila euro, quando la Banca avrebbe dovuto negargli quell’operazione. Boschi non ha né il potere politico né il carisma per gestire contestazioni di piazza. Arroganza, questo sì, ne ha da vendere, ma vale in Parlamento con la minaccia delle elezioni, con parlamentari cooptati dal Porcellum incostituzionale, non vale in un referendum dove occorre trovare il massimo consenso possibile. L’Italia non è la Leopolda.

Renzi faccia dimettere il ministro. Meglio perdere una valletta che Palazzo Chigi.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it