Guerra civile nel Sud Sudan: 4 milioni di profughi

Stupri, rapimenti di bambini, case date alle fiamme con dentro famiglie inermi. Ogni giorno nel Sud Sudan le organizzazioni internazionali denunciano la drammatica condizione di un Paese sconvolto da 4 anni di guerra civile. Una guerra etnica che non trova soluzione e che sta massacrando la popolazione civile. Secondo le stime delle Nazioni Unite, sono 7 milioni le persone che hanno urgente bisogno di aiuto, prima di tutto alimentare. Oltre un milione di persone ha superato il confine con l’Uganda, formando una città di disperati, Bidibidi, il più grande campo di rifugiati al mondo. Un altro milione di persone è rifugiato nel Sudan, Etiopia, Congo, Repubblica Centrafricana. Tutti Paesi che vivono conflitti interni o stanno affrontando una lunghissima carestia ma che non hanno chiuso le frontiere ai disperati. Nel Sud Sudan sono invece 2 milioni i profughi interni, cittadini che sono stati costretti a lasciare la propria città perché i gruppi armati hanno distrutto i villaggi in cui vivevano.

I cristiani, tra coraggio e paura. Il vescovo ausiliare di Juba, Santo Loku Pio Doggale ha accusato il governo di essere il promotore della guerra, nonostante si dichiari cristiano. “Leggono la Bibbia, vanno a messa, ma quanto mettono in pratica gli insegnamenti evangelici?”, dice monsignor Doggale in un’intervista al National Catholic Reporter.  La popolazione cristiana ha però paura. La Caritas che opera del Paese, contattata da Paceinterra, dichiara che data la difficile situazione del Paese non possono dare informazioni sulla propria attività. La stessa paura anima chi lavora all’università cattolica, dove si teme che qualsiasi informazione uscita dal Paese possa essere interpretata come un coinvolgimento attivo nel conflitto. Il paradosso di un Paese governato da cristiani ma con i cristiani che si sentono perseguitati.

Dinka contro Nuer, poi il caos. La guerra civile è scoppiata nel dicembre 2013, quando il presidente Salva Kiir (dell’etnia Dinka, sostenuto dall’Uganda) ha accusato l’ex vice presidente Riek Machar (etnia Nuer) di avere progettato un colpo di stato. I due leader hanno coinvolto i rispettivi gruppi etnici (a partire dagli uomini arruolati nell’esercito); successivamente lo scontro tra Dinka e Nuer ha contagiato anche gli altri gruppi etnici. Così lo Stato più giovane del mondo, ricco di risorse petrolifere, è piombato nel caos.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

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