Francesco riforma la Rota

La Rota romana si apre alle masse. Papa Francesco porta a termine una riforma storica, una rivoluzione copernicana. Per ottenere una dichiarazione di nullità del matrimonio, i coniugi potranno appellarsi direttamente al proprio Vescovo, che nei casi più evidenti potrà decidere da solo. Un processo breve, che potrà sostituire il processo ordinario (che per la riforma dovrà comunque durare al massimo un anno, contro gli oltre due anni necessari fino ad oggi).

La semplificazione avrà una conseguenza immediata: meno costi per i coniugi e meno lavoro per la Santa Sede perché si limiteranno i ricorsi alla Rota romana (l’ex Sacra Rota) e al Tribunale della Segnatura Apostolica di Roma. I processi diventano quindi più diocesani e si perderà la centralità di Roma nei ricorsi su questioni che evidentemente riguardano le Chiese locali.

Apriti cielo. C’è chi arriva persino a parlare di “approvazione del divorzio breve”, facendo una terribile confusione tra dichiarazione di nullità e annullamento. La differenza sembra difficile da capire nonostante viviamo in un Paese che ama il calcio. Un gol nullo è il gol realizzato dopo che l’arbitro ha fischiato un fallo (per il cronista il gol non c’è mai stato e il giocatore rischia l’ammonizione perché non ha fermato il gioco); nel gol annullato invece l’arbitro fischia dopo la realizzazione della rete.

I Tribunali ecclesiastici quindi dichiarano nulli i matrimoni, ossia il matrimonio è come se non fosse mai stato celebrato. Come è possibile? I ministri del matrimonio sono gli sposi, non il sacerdote, e questo lascia intendere quante responsabilità gravino sui futuri coniugi. Tanti i nodi che i Tribunali ecclesiastici devono affrontare. Si pensi ad un coniuge costretto a sposarsi, all’impotenza antecedente alle nozze, ad errori nell’identità di un coniuge, alla presenza dell’amante già il giorno del matrimonio. Bastano questi esempi per capire che un matrimonio celebrato con simili errori di fatto non sia mai esistito. La riforma di Francesco tutto è tranne che la fine dell’indissolubilità del matrimonio, ma è finalizzata a rendere più snella e meno onerosa la decisione dei Tribunali ecclesiastici. Nulla di speciale allora? Manca un piccolo dettaglio: non accadeva tre secoli.

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