Francesco perdona Leon Ferrari

«Ricordo un’opera, un Cristo crocifisso su un bombardiere che veniva giù». Papa Francesco ha ricordato Leon Ferrari, artista italo-argentino di fama mondiale, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio pastorale in America Latina. «Uno scultore bravo e creativo» lo definisce Francesco. Nel 2004 a Buenos Aires una mostra di Ferrari scatenò un’animata mobilitazione di alcuni movimenti religiosi, che si appellarono all’arcivescovo della città: Jorge Bergoglio.

«Il cardinale scrisse una lettera contro la mostra, che fu letta in tutte le chiese accusandomi che fosse blasfema» disse Ferrari, «Alcuni ragazzi ruppero le mie opere e pensai che il responsabile fosse proprio Bergoglio che li aveva incitati contro di me. Per fortuna non mi ruppero la testa». Fu poi un giudice a censurare la mostra perché offendeva i sentimenti della città.

Ferrari di fronte alla notizia dell’elezione di Bergoglio a papa disse: «È un orrore, sarà un papa molto autoritario». Morì poco dopo, il 25 luglio 2013. Bergoglio invece è diventato il papa della misericordia e sembra aver dimenticato la propria ostilità. «Era una critica del cristianesimo alleato con l’imperialismo, che era il bombardiere», ha ricordato Francesco per spiegare il dono del presidente boliviano Evo Morales, il discusso crocifisso su falce e martello, una riproduzione di un’opera fatta dal sacerdote gesuita Luis Espinal. «Era arte di protesta, anche le poesie di Espinal sono di quel genere di protesta, ma era la sua vita, era il suo pensiero, era un uomo speciale, con tanta genialità umana, e che lottava in buona fede», ha chiarito il Papa. Nessuna offesa quindi. Da Francesco arriva così un invito a calarsi nella storia e nella cultura del tempo, prima di giudicare. Un interessante messaggio di dialogo tra religione e arte contemporanea, che vivono spesso lungo il sottile confine tra devozione e blasfemia.

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Leon Ferrari (1920-2013), nel 2007 vinse il premio alla carriera alla Biennale di Venezia.