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Francesco e Kirill: «Deploriamo la perdita dell’unità. L’Europa resti cristiana»

La storia è compiuta.  L’incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill segna una svolta nel cammino che porterà alla fine dello scisma tra Oriente e Occidente. Era il 1054 e tutto lascia intendere che il millennario previso tra 38 anni  sarà celebrato in un modo davvero poco scismatico. «Deploriamo la perdita dell’unità», è questo il cuore spirituale e pastorale del documento congiunto che è l’eredità per tutti i cristiani del mondo. Una identica visione del mondo messa nero su bianco a causa dai cambiamenti epocali in corso nella civiltà umana. «Sfide che richiedono una risposta comune», dichiarano papa Francesco e Kirill, perché l’epoca in cui viviamo è definita «inquietante».

La minaccia della secolarizzazione. «Oggi le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede», una frase che ha un valore straordinario perché è stata pronunciata alla presenza di Raul Castro, che ha più volte manifestato il desiderio  personale di convertirsi al cristianesimo. Nel mondo sono ancora presenti i rischi per la libertà religiosa. Francesco e Kirill ricordano che «la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa». Contro il secolarismo, Kirill e Francesco si appellano ai giovani: «Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio». La minaccia alla libertà religiosa si sta concretizzando nell’uccisione di migliaia di cristiani nel mondo. Sono i martiri cristiani, il cui sangue oggi unisce ortodossi e cattolici.

L’Europa cristiana. Francesco e Kirill lanciano un appello all’Europa: «Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane». Viene ribadita anche la necessità del dialogo tra “verità delle religioni”. Sugli scontri in Ucraina, che stanno lacerando il cammino verso unità tra cristiani, l’invito alle Chiese è ad asternersi dal conflitto.

La difesa della famiglia. Se qualcuno aveva ancora dubbi sul pensiero di papa Francesco su matrimonio gay e unioni civili, le parole usate sono chiarissime: «La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica».

La condanna di aborto e eutanasia. Si ricorda l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore. «La voce dei bambini non nati grida verso Dio», scrivono. L’eutanasia fa sentire gli anziani e gli infermi un peso, mentre le tecniche di procreazione medicalmente assistita, manipolando la vita, sono «un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo».

Uniti nell’evangelizzazione. Stessa missione di annunciare il Vangelo. Su questo Chiesa cattolica e ortodossa promettono di “non pestarsi i piedi” e richiamano le parole dell’Apostolo ai Romani: «Non costruire sul fondamento altrui». Detto altrimenti, nessun tentativo di dividersi il gregge di cristiani, ma un comune cammino per annunciare il Vangelo dove ancora non è conosciuto.

Cuba è pace. La scelta dell’isola americana è spiegata dalla lontananza da quel Vecchio Continente di «contese» tra Ortodossi e Cattolici. «All’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e degli eventi drammatici della storia del XX secolo», è la definizione di Cuba che si trova nella dichiarazione congiunta. La terra della rivoluzione comunista, ostile alla religione come al libero mercato dell’economia occidentale, segna una tappa fondamentale nel suo cammino di conversione in terra di pace. «Cuba es Paz», questo è lo slogan promosso dai mezzi di informazione ufficiali del governo di Raul Castro. Una nuova narrazione per il rilancio dell’isola nella polica mondiale. Raul Castro sta facendo passi da gigante e papa Francesco gli ha riconosciuto il merito dell’incontro.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

 

 

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