Francesco ai media: «Con la forza dello Spirito, allargate gli orizzonti della speranza»

«Discernere in ogni avvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità». Il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2017 è un intinerario spirituale che conduce i professionisti dell’informazione a cambiare gli occhiali con cui guardano la realtà.

I mass media sono come un mulino, possono decidere se macinarvi grano o zizzania. Per questo Francesco esorta a «spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle cattive notizie (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane)».

Francesco non punta a scatenare la disinformazione o l’ottimismo ingenuo. Anzi, il Pontefice parla di «scenario drammatico di questo mondo», ma ricorda ai media che c’è qualcosa di molto più importante che si nasconde dietro le cattive notizie e dietro la spettacolarizzazione del male. «Il Regno di Dio è già in mezzo a noi, come un seme nascosto allo sguardo superficiale e la cui crescita avviene nel silenzio». E aggiunge: «Dio sta componendo la trama di una storia di salvezza». Ecco l’invito a lasciarsi guidare dallo Spirito in modo da «discernere in ogni avvenimento ciò che accade tra Dio e l’umanità». Lo Spirito tesse la storia con il filo della speranza che è «la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita».

«La vita dell’uomo non è cronaca asettica di avvenimenti, ma è storia che attende di essere raccontata attraverso la scelta di una chiave interpretativa», scrive Francesco che indica il modello da seguire: la logica della buona notizia, esattamente come è stato fatto nei Vangeli, in cui il male non ha avuto il ruolo da protagonista come sembra averlo nell’informazione dei nostri giorni.  Eppure, ricorda il Papa, la vita di Gesù non è stata priva di sofferenza, ma era «vissuta in un quadro più ampio, parte integrante del suo amore per il Padre e per l’umanità»

Il ruolo che Francesco dà ai media va oltre qualsiasi aspettativa, perché si riempie di una identità fortemente carismatica. Il Papa sembra auspicare una Pentecoste nell’informazione, perché ai media indica lo Spirito per allargare gli orizzonti ed essere interpreti, comunicatori e soprattutto testimoni di un’umanità nuova fino ai confini della terra. C’è dunque una contrapposizione tra il dramma visibile e la speranza che è presente, ma nascosta. I professionisti della comunicazioni per questo dovrebbero avere la capacità di scovare questo tesoro. I media si possono porre come «fari nel buio di questo mondo, che illuminano la rotta e aprono sentieri nuovi di fiducia e speranza».

«Bisogna guardare la storia dall’alto, dal punto di vista dello Spirito. La storia è proprio questa: ciò che avviene nella nostra vita ha a che fare con Dio», ci spiega mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, «questo non vuol dire che il Papa si rivolga solo ai cristiani, perché i grandi valori, come la solidarietà e la condivisione, non sono diversi da quelli cristiani.  Questo messaggio sprona tutti, ma diventa vincolante per un professionista che condivide la nostra fede».

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

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