Ema, Italia sconfitta dal sorteggio. La sede è Amsterdam

Raggiunta nel finale, infine sconfitta. Milano non sarà la sede dell’Agenzia europea del farmaco, che avrebbe portato prestigio e un ricco giro di affari in Italia. In apparenza tutto facile. Si parte con un’accozzaglia di città candidate: 19 su 27 Paesi dell’Unione. In vantaggio nelle prime due votazioni, Milano è arrivata al ballottaggio con il risultato di 12 voti favorevoli, contro i 9 voti a sostegno della candidatura di Amsterdam. Eliminata al primo turno la grande antagonista Bratislava, per Milano sembra ormai fatta. Per la maggioranza assoluta (14 su 27 votanti) servono solo due voti dei 6 mancanti dispersi nel secondo turno, di cui 5 andati a Copenaghen e uno astenuto, probabilmente il voto della Slovacchia scottata dall’eliminazione di Bratislava già al primo turno. Un gesto di stizza, forse un messaggio a quanti avevano garantito il sostegno. Così clamorosamente, alla terza votazione, il ballottaggio Amsterdam-Milano finisce in parità: 13 a 13. Detto altrimenti, dei 5 voti di Copenaghen, l’Italia ne ha incassato solo uno. A rigor di logica, possono essere proprio i 4 paesi Scandinavi ad aver fatto muro contro Milano: Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia. Il risultato così viene deciso da un banalissimo sorteggio. Vince Amsterdam.

La dinamica del voto fa capire gli interessi dell’Europa che stanno penalizzando il nostro Paese. Nella logica “uno Stato, un voto”, è evidente che la Mitteleuropa avrà sempre più peso rispetto alla più povera ed emarginata Europa mediterranea e balcanica. Una conferma viene dalla corsa all’Eba, l’Autorità bancaria europea. Esito simile, ma geograficamente invertito, rispetto a quello dell’Ema. La grande favorita era Francoforte sede della Bce, ma è stata eliminata al secondo turno. Una prova di una maggioranza europea ostile alla trazione tedesca, con la Germania che con l’Autorità che avrebbe portato a casa un risultato fondamentale per trasformare Francoforte nella capitale finanziaria d’Europa. Al ballottaggio vanno Dublino e Parigi, con Dublino in vantaggio di 3 voti (13 a 10). Anche in questo caso, i 3 miseri voti di Francoforte passano alla città più prossima geograficamente all’asse centrale: Parigi.

Certo, la sorte non ha una logica, ma la dinamica del voto smaschera chiaramente la finta integrazione europea.  L’Europa fa una figura meschina. Spartire le sedi di Londra con il sorteggio indica una mancanza di strategia comunitaria su cui dovrebbe essere fondata l’integrazione. Un’Unione che affida le scelte al caso non potrà certo ricevere sostegno dei suoi cittadini. Le istituzioni che regolano la vita dell’Europa appaiono ancora più distanti ed estranee.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

 

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