Ddl Cirinnà, il commercio dei bambini arriva in Italia

«Alla fiera dell’Est per due soldi, un bambino mio padre comprò». La fiera dei bambini sta arrivando ufficialmente anche in Italia e in tanti si preparano a fare festa. La chiamano stepchild adoption, un termine in inglese che viene tradotto elegantemente con “adozione del figlio del partner”, un istituto giuridico nato per gli eterosessuali per creare una famiglia con un padre e una madre, e che l’ideologia della “famiglia arcobaleno” sta estendendo anche a lesbiche e gay. Peccato che se i due partner sono dello stesso sesso, natura vuole che i figli non si possano avere. Così la stepchild adoption per le coppie dello stesso sesso altro non è che la ovvia conseguenza di utero in affitto (maternità surrogata) e fecondazione eterologa.

Marco è omosessuale. Decide di avere un figlio ma non amando le donne parte per un Paese europeo tra Regno Unito, Ungheria, Russia, Belgio, Danimarca, Ucraina, Paesi Bassi. Dà il suo sperma ad un laboratorio che possa fecondare una donna, grazie ad un parco-uteri di donne disposte a condurre una gravidanza per conti terzi. Ci sono due strade: donne che lo fanno per altruismo (lo chiamano così perché si prestano gratuitamente per regalare bambini) e donne che lo fanno a pagamento (vendita). Un vero e proprio mercato del pesce, se non fosse che qui invece si gioca il futuro di un essere umano. Fecondata la donna a caso, nasce una bellissima bambina, che Marco decide di chiamare Rebecca. Marco passa a riscuoterla e se la porta a casa, come un pacco qualsiasi. Del resto è sua figlia biologica, ammesso che il laboratorio non abbia sbagliato sperma (nessuno verificherà il dna del bambino, a Marco poco importa, men che meno alla donna gravida) e ammesso che Marco fosse fertile, perché altrimenti il piccolo sarà figlio di genitori sconosciuti. Infatti le cliniche fanno anche questo: hanno donatori di sperma anonimi.

Marco è innamorato di Luigi e i due decidono di sposarsi. Lo possono già fare in altri Paesi d’Europa, presto in Italia potranno unirsi civilmente, con diritti identici a quelli delle persone sposate. E qui viene la magagna della legge voluta dal governo di Matteo Renzi, con la complicità di Sel, Sinistra italiana, Movimento5Stelle e dei liberali del centrodestra: Luigi sarà riconosciuto padre di Rebecca esattamente come Marco. Lo chiamano “interesse superiore del minore”, perché Luigi già vive con Marco e Rebecca, nessuno lo può impedire. Rebecca è una bambina pianificata in laboratorio, in un grembo qualsiasi, cresciuta di fatto con due uomini, a cui giorno dopo giorno ovviamente si affeziona. I due uomini si amano (almeno per ora) e le hanno imposto “nel suo interesse” di non avere diritto ad una madre, perché la sua è servita solo per farla nascere, come si fa con le vacche nelle stalle.

Rebecca cresce, sembra felice come tutti i bambini, i genitori di plastica amano mostrarla in pubblico, in tv, per dimostrare agli “integralisti”, ossia tutti quelli che non accettano le mamme-vacche, che padre e madre sono termini del passato, superati dalla scienza e dai laboratori. L’esperimento sociologico sembra andato a buon fine: si possono creare bambini in laboratorio, si possono far crescere con due uomini senza che emergano particolare problemi. Almeno nell’immediato, si intende, perché Rebecca crescendo non potrà fare a meno di porsi la domanda su quella mamma sconosciuta e che ha deciso di venderla a due uomini. Questa domanda esplosiva per qualsiasi bambino che ha perso i genitori biologici, a lei potrebbe fare molto più male. Perché per lei la risposta sarà evidente, scontata: se ho due padri, sono stata comprata. La natura non lascia dubbi.  Ma a Marco e Luigi non importa, la legge è con loro. «L’amore trionfa», dicono. La vizieranno in modo che Rebecca non possa mai dire: «avrei voluto una mamma come tutti i miei amici».

È di fatto la fine della famiglia, perché si sta ammettendo che per avere figli non debba contare una relazione fisica e nemmeno sentimentale. Ai bambini importerà solo essere amati? Gli uomini non sono cuccioli di cane. Un bambino non scodinzola se ogni giorno gli porti la stessa pappa, se lo tieni chiuso in una stanza e poi ogni tanto vai a dargli una carezza. Il bambino porterà nella sua crescita qualsiasi errore educativo degli adulti. Succede per gli etero, succederà per omosessuali. Con un problema in più, quella domanda, maledetta, sul perché non abbia avuto diritto come tutti ad un padre e una madre. Una lotteria giocata sulla sua testa, per egoismo.

Il caso di Marco, Luigi e la piccola Rebecca è solo una delle combinazioni possibili dell’amore di plastica, che i sostenitori del ddl Cirinnà ritengono legittima. Marco potrebbe essere anche bisessuale e aver fecondato naturalmente una donna disposta a partorire per lui un bambino. Poi Marco potrebbe sposarsi con Luigi e a quel punto riecco la stepchild adoption. Non c’è l’utero in affitto ma il risultato è lo stesso. Per Rebecca la stessa decisione a tavolino di negarle un padre e una madre e di metterla al mondo “per amore omosessuale”. Cambiamo genere e la pianificazione della maternità diventa ancora più semplice. Perché per una donna bisex trovare un uomo che la fecondi naturalmente è facile, mentre per una donna lesbica è ancora più facile recarsi in un laboratorio e farsi fecondare da uno sperma che uno sconosciuto ha donato “per amore”. Del resto quante mamme eterosessuali crescono da sole i figli? Così i bambini oggetto, nati senza una relazione d’amore, diventeranno sempre di più. Il Parlamento cosa fa? Invece di condannare, regolamenta e legittima.

Gay e lesbiche, tra cui ci sono molti parlamentari, non fanno una piega, ovviamente, perché vedono nei figli di laboratorio un’occasione per superare i problemi. La clinica è il luogo che può restituire una parità che la natura ha loro negato. Dove è l’amore in tutto questo? La dittatura del pensiero Lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans) impone che questi bambini siano nati per amore. «L’amore trionfa», ripetono i pride in tutto il mondo. In un mondo dove milioni di minori sono vittime di crimini orrendi, nessuna meraviglia che l’egoismo di chi pretende di essere genitore, a tutti i costi, possa apparire come un sentimento di altruismo.

L’ideologia del bambino di plastica si diffonde nel mondo, come un tempo lo era il comunismo e il nazifascismo. A noi il dovere di resistere, a testa alta, con la certezza che la natura non potrà mai essere negata e che per amare secondo natura non serve una legge.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

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