Buona scuola, verso il referendum

La prova di forza del governo Renzi per riformare la scuola trascina con sé delle scorie che sarà impossibile smaltire in pochi mesi. La democrazia italiana si permette tutto il peggio: un Parlamento eletto con una legge incostituzionale (la legge del leghista Calderoli, sostituita dall’Italicum), un presidente del Consiglio nominato dal principale partito di maggioranza che egli stesso dirige, un governo sostenuto da un innovativo accordo di centro-sinistra-destra. Il risultato perfetto è la Buona scuola, una legge di cui si fatica a trovare sostenitori fuori dal Parlamento.

Nel voto finale alla Camera hanno votato contro Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sel, Fratelli d’Italia, Alternativa libera. Poi c’è la minoranza Pd, rumorosa nelle piazze, ma irrilevante in Parlamento. Così, se a Montecitorio la battaglia si conclude con un indiscutibile 277 a 173, la situazione reale nel Paese è ben diversa.

In totale, dati elettorali alla mano, i partiti contrari rappresentano oltre 50% dell’elettorato. Poi ci sono i sindacati, tutti contrari alla riforma.

Il referendum è dunque scontato, ma non potrà celebrarsi prima di maggio 2016.

Un anno scolastico di “Buona scuola” tocca dunque farselo, con un autunno che si annuncia ricco di scioperi e tensioni. Persino le associazioni studentesche minacciano di rendere ingovernabili gli istituti.

Prima del referendum, ci saranno una miriade di ricorsi, che partiranno soprattutto dai tanti docenti (80 mila secondo alcune stime) che si sono visti esclusi dalle assunzioni promesse dal disegno di legge, pur avendo l’abilitazione all’insegnamento e pur avendo già insegnato per anni.

100 mila assunzioni che saranno in buona parte sostituzioni di docenti pensionati. Poco c’entra la riforma, perché il governo poteva procedere con un semplice decreto.

Poi ci sono i super presidi, che potrebbero trasformare le scuole in fortini ideologici, con grave danno per il pluralismo e la libertà di espressione. La destra teme che le scuole diventino delle tane di comunisti, la sinistra è preoccupata invece dall’influenza della Chiesa, i cattolici sono in allerta sui programmi sull’educazione di genere introdotti con un emendamento nella riforma.

Tutti contro tutti. Non male per una riforma da cui dipende il futuro dell’Italia.