Banca Etruria, Boschi ottiene la fiducia
«Lasciate perdere, siamo attrezzati»

Maria Elena Boschi “la semplice”. È sicuramente questo il titolo che il ministro Maria Elena Boschia vorrebbe ricevere.

Alla Camera per la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle, richiama le umili origini. «Mio padre, figlio di contadini, per studiare camminava chilometri e viaggiava in treno per 40 minuti», racconta la ministra parlandoci della storia della sua famiglia. 40 minuti contro le ore spese sui treni, tram, metropolitane dei pendolari di oggi, che il ministro forse non conosce. È il sogno “americano”, iniziato in campagna e finito a Banca Etruria, una banca salvata prima che fallisse con una staffetta generazionale Boschi-Boschi da medaglia olimpica. Il padre bastona, la figlia salva, fino al traguardo della nascita della “Nuova Banca d’Etruria”, in cui per ora i Boschi non possono sedere. Ma c’è tempo. «Mio fratello si è licenziato a marzo e ora lavora in proprio», dice. Traduzione: è sceso dalla barca prima che affondasse, ma nessuno gli impedirà di risalire. Confonde clamorosamente i termini: licenziato dice, ma in un lavoro sono i capi che licenziano, i dipendenti si dimettono. È evidente che nel loro caso i termini si confondono.

Richiama la presenza nell’Istituto di Arezzo anche della moglie del fratello: «Si sono conosciuti al lavoro», una storia d’amore, un mutuo a tasso agevoltato come tutti i dipendenti di banca. Il salvataggio sarà stato dunque un segno di affetto sentimentale, non un conflitto di interessi perché i Boschi non sono proprietari. «I soci 69.350, mio padre è stato eletto e non nominato, noi possediamo pochissime azioni», richiama le regole della democrazia bancaria, dimenticando che le elezioni di una banca popolare sono più selettive di una comune elezione. Più sono i soci, meno conta ciascuno e più aumenta il ruolo dei grandi elettori, i grandi “sponsor” che decidono chi portare dentro nella stanza dei bottoni. Nei cda delle banche non ci arrivano persone qualunque, mai. La Boschi dovrebbe saperlo, perché è esattamente il modo in cui lei è approdata al governo. «Mio padre è stato chiamato per risanare l’azienda», dice. Insomma, lo presenta come un Mario Monti, che si è sacrificato per senso del dovere. «È stato pure multato dalla Banca di Italia, 144 mila euro», aggiunge per convincere gli italiani che nessun vantaggio c’è stato dall’avere una figlia al governo.

Non è la banca della famiglia Boschi, e su questo non ci sono dubbi, ma è come dire che l’Italia non è di Matteo Renzi. Sappiamo tuttavia che Renzi sta modificando la Costituzione a maggioranza e che Renzi ha indicato il Presidente della Repubblica che il Parlamento ha eletto a maggioranza. Insomma, poco importa che il popolo sia sovrano quando poi di fatto governa una minoranza. Nelle banche popolari avviene esattamente questo: tanti soci, ma a dirigere sono pochi e selezionati uomini che rappresentano i poteri forti del territorio.

«Il governo ha fatto perdere l’incarico a mio padre. Dove sarebbe il vantaggio della mia presenza al governo?» si giustifica. Sembra il gioco delle tre carte. Figlia e padre non si conoscono, ma si apprezzano. Si amano, ma le loro nomine non sono collegate. Certamente Maria Elena Boschi ha guadagnato più da ministro che da azionista di una banchetta fallita della Toscana. È un dato di fatto che i Boschi toccano il vertice di Banca e governo nello stesso momento. «Chi sbaglia paga e se mio padre ha sbagliato pagherà», ci prova in tutti i modi a segnare una certa estraneità con il padre, quasi che la ragazza di 34 anni abbia vissuto in un altro mondo in questi anni e sia arrivata alla Leopolda per caso, al Parlamento e poi al governo per una fortunata coincidenza.

«La mia età provoca invidie», azzarda. Improvvisamente sembra di stare in un concorso di bellezza, dove le brutte invidiano la bella che vince. La fascia di Miss Banca è sua. Lei toscana come Renzi, come Verdini, come Gelli sa che non deve avere paura. C’è chi la difenderà. «A chi pensa di indebolire il governo, dico: lasciate perdere, questo esecutivo è attrezzato», le sfugge il sorriso sarcastico, beffardo, in segno di superiorità. La recita è finita, ora può finalmente tornare se stessa.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it