Tgv: il folle sogno della sicurezza sui treni

11 marzo 2004. Il terrorismo di matrice islamica uccise quasi 200 persone. I feriti furono oltre 2mila. Fu un attentato complesso, “l’11 settembre d’Europa” si disse. Dieci zaini e altrettante bombe fatte esplodere nell’arco di pochi minuti. Uno scacco da maestri alla nostra civiltà.

Passano 11 anni, un terrorista islamico sale su un Tgv Amsterdam-Parigi e armato di kalashnikov tenta di fare una strage. Un attentato sventato provvidenzialmente dall’intervento di tre americani.

Tutto cambia stranamente. I ministri europei si riuniscono e decidono: biglietti nominativi per i treni e controlli casuali sui bagagli. Un provvedimento assolutamente inutile, radicato su una totale ignoranza di come funzioni il trasporto pubblico su rotaia.

Immaginatevi i treni dei pendolari, quelli più affollati, dove si sale anche all’ultimo secondo pur di non perderlo per arrivare puntuali in ufficio. Sono esattamente i treni che saltarono nelle stazioni di Madrid e che saranno fuori dal provvedimento.

Per intenderci nella sola stazione di Milano centrale il traffico annuo è di oltre 120 milioni di passeggeri (dati Grandistazioni). Controllare questa massa di persone è assolutamente impossibile, a meno di trasformare le stazioni dei treni come gli aeroporti. Il confronto del numero passeggeri ci fa capire quale dispendio di denaro pubblico richiederebbe una simile operazione: l’aeroporto di Malpensa ha un traffico sei volte inferiore rispetto alla stazione Centrale.

Il biglietto nominativo servirà dunque solo per controllare gli spostamenti di alcune persone sospette, un utile dato per scrivere articoli dopo gli attentati. Diremo che il terrorista era partito da Madrid, ha fatto tappa in Italia e successivamente è arrivato a Monaco. Interessante, nulla di più.

Immaginate ora quante persone salgono sui treni senza avere un biglietto, rischiando la multa, magari partendo da stazioni più isolate e meno controllare, quelle dove non esistono nemmeno le biglietterie. In questa categoria di passeggeri i migranti sono sempre di più, perché sanno che nessuno potrà recapitare loro la multa. Se i biglietti nominativi serviranno per schedare i passeggeri (tutti noi), bene, allora tocca spiegare ai nostri leader che gli attentatori non sono tenuti a fare un biglietto perché sul treno si sale senza controllo, a differenza degli aerei. Provassero i controllori a fare una multa ad un terrorista. Finirà come è già successo a Milano quando un gruppo di latinoamericani aggredirono con un machete un capotreno.

Non basta. La cronaca di Madrid ci insegna ancora una dura realtà: per lasciare una bomba su un treno non serve un biglietto. Basta salire, lasciare lo zaino e scendere. Oppure salire, sedersi e farsi esplodere.

Qualcosa non torna. Nemmeno i 200 morti in Spagna servirono per scatenare simili idiozie nei politici europei.

Nel 2005 a Londra ci furono gli attentati nella metro. Oltre 50 morti. Metteremo biglietti nominativi anche in metropolitana al prossimo attentato? E se dovessero mettere una bomba in piazza Duomo a Milano? Metteremo i tornelli di accesso in tutti i luoghi pubblici? Militarizzare non serve perché il terrorismo non ha divisa.

L’unica certezza è che la nostra privacy subisce ancora una limitazione. Per difenderci dal terrorismo, ci rifilano l’ennesimo controllo sulla nostra vita privata. Tutto qui.

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