Diossina a Fiumicino

Aria irrespirabile, forse tossica. Nel dubbio, i lavoratori del T3 di Fiumicino hanno le mascherine. I passeggeri no. Al bar sostano quanto vogliono; non so perché ma la loro salute non corre rischi. Del resto la parola d’ordine è ” ritorno alla normalità”, a tutti i costi. I giornalisti non si fidano: prima di iniziare a fare riprese ed interviste vengono indirizzati al banco informazioni. Non importa se resteranno dieci minuti o un’ora, per loro c’è una mascherina da indossare.

Passano giorni, poi settimane. Infine qualcuno dell’Arpa Lazio decide che è bene misurare la qualità dell’aria. Decine di malori dei lavoratori del T3 hanno rafforzato il sospetto che quell’aria irrespirabile potesse contenere qualcosa di tossico. Ecco il risultato: diossina oltre i limiti. Sono passati venti giorni dal rogo e la magistratura ordina il sequestro del terminal distrutto. Ai lavoratori è imposto l’obbligo della mascherina, ma resta la paura per la loro salute, dopo decine di giorni di esposizione. E i passeggeri? Nessun problema, loro non sanno nulla della diossina.

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