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Andria e Ngock. Una cappella in Camerun nel segno della Sacra Spina

Una cappella a Ngock. La Sacra Spina di Andria non vive solo di prodigi come quello dello scorso 25 marzo: piccole gemme bianche comparse sulla superficie di quella che è considerata una delle spine della corona di Cristo. Miracoli che si ripetono da secoli ogni volta che Annunciazione e Venerdì Santo coincidono.

Il prossimo evento sarà tra 141 anni, nel 2157. Nessuno di noi ci sarà, ma per tenere vivo il segno scientificamente inspiegabile, la diocesi di Andria ha deciso di sostenere la costruzione di una cappella in Camerun. «Si andrà avanti secondo le disponibilità dei finanziamenti», ci dice Don Patrice Joseph Wetjen. Parla bene italiano perché ha studiato a Roma, all’Urbaniana e alla Lateranense, e ora dedica la sua vita principalmente come formatore nel seminario di Edéa, sede della cattedra di una diocesi di oltre 260mila abitanti, in gran parte cattolici. Una città non distante dalla costa del golfo di Guinea all’interno di una regione potenzialmente molto ricca, ma ancora in attesa di riscatto.

Il dono di una cappella è un segno importante per una terra dove il cristianesimo cresce confrontandosi e convivendo con altre religioni, a partire dell’Islam. «Non è vero che in Africa ci sono contrasti religiosi, non è vero che è in atto uno scontro tra cristianesimo e islam» assicura don Patrice. «Ho tanti amici musulmani, mangiamo insieme, ci rispettiamo, per il Ramadan mando sempre un messaggio alla comunità islamica. Ad Edéa ci sono moschee accanto alle chiese», racconta.

Don Patrice sembra parlare di un mondo di pace che ai media europei non interessa, sepolto da notizie di attentati e guerre come in Siria, Yemen, Iraq, Libia. «Sono solo problemi politici che minano la stabilità sociale dell’Africa» chiarisce il sacerdote camerunense che chiama l’estremismo religioso «una menzogna politica». Eppure Boko Haram sta insanguinando anche il Camerun, soprattutto nel Nord del Paese, ai confini con la Nigeria, con attentati suicidi. Don Patrice però è sicuro: «Il problema è il controllo dei minerali, i Paesi più ricchi alimentano scontri per renderci più poveri e deboli. Chi ha dato carri armati, armi di ultima generazione ai terroristi?» ci domanda. Il pensiero va alla vicina Repubblica Centrafricana sconvolta dalla guerra civile e dove papa Francesco ha segnato la storia aprendo la porta del Giubileo della Misericordia prima di quella della basilica di San Pietro. «Tutti sappiamo chi ha rovesciato il governo e ha gettato nel caos il Paese», dice riferendosi chiaramente ai retaggi del potere coloniale che finanzia il caos per controllare le risorse africane.

Così la testimonianza più luminosa arriva proprio da quel vescovo venuto dalla fine del mondo. «Papa Francesco ha scosso l’Africa. Umiltà, semplicità e l’amore per la natura stanno avendo un grande impatto anche in Camerun. È la mano della Provvidenza», assicura il sacerdote che lavora come formatore in un seminario da oltre 120 studenti. «Il cattolicesimo cresce e per questo anche il Camerun ha bisogno di sacerdoti perché il lavoro da fare è tanto. Grazie a Dio tanti ragazzi studiano teologia». Don Patrice però puntualizza: «Meglio un buon padre di famiglia che un cattivo prete», ci dice per garantire che l’alto numero di seminaristi non significa accesso facilitato al sacerdozio.

In questo contesto nascerà una cappella di 10 metri per 22 posta in una periferia di una regione povera, ribelle e per questo spesso abbandonata anche dalla politica del Camerun. La prima pietra è già stata posta, non resta che attendere che la generosità di Andria possa presto realizzare questo segno di speranza.

Alessandro Giuseppe Porcari

@paceinterra_it

 

 

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