Aids in Italia: 43.000 morti

La strage dimenticata. Era il 1982 quando scoppiò l’epidemia. L’Aids era la malattia del XX secolo, con vittime eccellenti come Freddie Mercury, il leader dei Queen. Poi calò il silenzio, come se la malattia fosse stata sconfitta. Il ministro della Saluta Beatrice Lorenzin ha promesso «una grande campagna di comunicazione che rafforzi la percezione del rischio nella popolazione, informi su come prevenirlo e orienti a comportamenti responsabili». Vedremo. Intanto dal 1982 ad oggi, in Italia ci sono stati 43 mila morti. Una strage: oltre 1.300 morti l’anno. Una malattia contro cui la scienza sta facendo passi importanti. Il virus Hiv ancora non è sconfitto ma le nuove terapie consentono di bloccarlo, soprattutto se preso in tempo.

Per questo è importante la diagnosi precoce, attraverso un test che in molti ospedali è offerto gratuitamente e con garanzia di anonimato. L’infezione da HIV infatti è solo una tappa verso la malattia dell’Aids. Decine di futuri malati oggi vivono come se nulla fosse, perché l’Hiv spesso non dà sintomi, anche dopo anni dall’infezione. Per intederci, nel 2014 in Italia 3.695 persone hanno scoperto di essere Hiv positive, mentre 858 hanno scoperto di avere l’Aids.

La trasmissione avviene soprattutto per via sessuale (84% dei nuovi casi diagnosticati), in cui rapporti eterossessuali e omosessuali hanno la stessa incidenza. Per questo gli uomini sono i soggetti più infettati: 4 su 5.

Solo il 27% è straniero e questo deve farci riflettere sulle responsabilità degli italiani nelle abitudini sessuali.  In Africa invece l’Aids continua ad essere una piaga sociale: il 70% dei malati nel mondo viene dell’area Sub-Sahariana. Occorre fare ancora molto per fermare l’epidemia che secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha già ucciso 40 milioni di persone.

 

Alessandro Giuseppe Porcari

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