Pannuti (Ant): «Combatto i tumori e l’eutanasia»

Una lotta senza quartiere contro i tumori. Il professore Franco Pannuti tra i padri dell’oncologia italiana, più che un fondatore e un presidente onorario sembra un ospite d’onore. L’occasione è la presentazione del bilancio sociale 2013 dell’Ant, l’Associazione nazionale tumori, voluta da Pannuti 35 anni fa.
Decenni faccia a faccia con la malattia più temuta del XX secolo, a tal punto che ancora oggi si fa fatica a pronunciarne il nome. La “malattia incurabile” per eccellenza, oggi grazie alla ricerca può salvare oltre il 50% dei malati.
Li conosce bene Pannuti, che a loro ha donato la sua vita. Malati assistiti gratuitamente a domicilio, indipendentemente dallo stato sociale. Si chiama Eubiosia, una parola greca che il presidente oppone all’eutanasia, verso cui ribadisce la sua contrarietà. Così l’Ant ha assistito oltre 100 mila sofferenti di tumore, una cifra che ha spinto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a conferire all’Ant la medaglia d’oro per meriti nella sanità e solidarietà.
Un sistema di assistenza fondato sul lavoro di 401 operatori, sanitari e non, tra cui 129 dipendenti.
«Quando abbiamo cominciato avevamo un’idea chiara: aiutare i sofferenti, che sono il punto debole della nostra società. Ci siamo riusciti, con l’aiuto di tutte le persone che hanno capito la nostra missione», ci racconta. Un lavoro che ha avuto anche momenti critici. «Mille volte ho avuto paura di non farcela», ci confida Pannuti, che ricorda: «Non siamo mai stati in banca a fare debiti, all’inizio ricordo quando il mio ragioniere mi ha comunicato che i soldi erano veramente pochi. Ho dovuto ridurre le spese di gestione, perché non avrei mai potuto tagliare i costi di assistenza verso i bisognosi. Quando il mio ragioniere nonostante i tagli tornò a dirmi: “I soldi non bastano”, gli risposi: “Allora licenziamo il ragioniere”. Non si fece più vedere. La salvezza arrivò da un industriale bolognese che mise sul mio tavolo un assegno di cento milioni di lire».
Oggi, il bilancio sociale 2013, o per dirla come vorrebbe il professore, “il bilancio morale”, fotografa una realtà in buona salute. Nel 2013 si sono sfiorati i 23 milioni di euro in proventi. L’avanzo di gestione è di 1,165 milioni anche se si legge nel documento “la cifra è la metà del 5 per 1000 ricevuto. Senza questa entrata il risultato sarebbe negativo”.

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Nonostante questa stima prudenziale, che smaschera un rapporto “a singhiozzo” con il sistema pubblico, che ricordano all’Ant, “senza l’associazione bolognese, spenderebbe 16 milioni di euro in più”, Pannuti non manca di rimarcare la crescita notevole che la sua creatura ha avuto. «La dimensione dell’Ant ormai è industriale», dice l’oncologo rivolgendosi direttamente ad Alberto Vacchi, presidente degli industriali bolognesi, che ha accolto la richiesta di adesione dell’associazione.
In Italia, l’Ant ha 120 delegazioni, che coinvolgono 1776 volontari. Tra loro anche l’industriale Valentina Marchesini che lancia una sfida a Pannuti: «Ti aiuterò a sfruttare la cultura come fosse un investimento». Progetti culturali per la raccolta fondi, per curare un orizzonte che ormai va oltre l’Italia e si spinge in Europa, a caccia di opportunità e fondi. «Vogliamo stabilire un rapporto con l’Europa per capire se sono più bravi di noi. In questo caso, vorremo imparare. Ma se dovessimo capire che siamo più bravi di loro, allora ci metteremo a lavoro per insegnare il nostro modello», spiega Pannuti.
Il professore, come un patriarca, continua a indicare la direzione. E ci lascia con un sorriso: «Speriamo che Dio ce la mandi buona».

 

Agp

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